Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Ddl n. 1825 – Nonostante le intenzioni battagliere dell’opposizione, le commissioni congiunte Cultura e Trasporti della Camera hanno approvato senza particolari scontri il primo articolo (quello che contiene i principi generali della legge) della proposta di riforma del sistema televisivo presentata dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. Tre gli emendamenti accolti, due dei quali presentati dall’opposizione. In particolare è stato approvato l’emendamento del leghista Davide Caparini, che ha inserito anche il sistema satellitare tra i settori di cui la legge vuole garantire il pluralismo: un modo per contrastare la presenza monopolista di Sky. Approvato anche l’emendamento presentato dal forzista Paolo Romani sulla promozione di servizi pubblici interattivi realizzati tramite il digitale terrestre. Il terzo emendamento, proposto dalla maggioranza, introduce nei principi generali anche quello della ridistribuzione delle frequenze rimaste libere. “L’approvazione di emendamenti dell’opposizione dimostra che si può discutere e migliorare il testo superando le divisioni di parte”, ha commentato Pietro Folena (Rifondazione comunista), presidente della commissione Cultura e relatore del ddl.
Effettivamente è con questo spirito che alcuni settori dell’opposizione, come la Lega, stanno affrontando la discussione della legge: “Proviamo a entrare nel merito delle questioni, cercando di apportare dei correttivi”, conferma Caparini. Sono circa 600 gli emendamenti, presentati in gran parte dall’opposizione di centrodestra. Anche la maggioranza ha però depositato alcune proposte di modifica, sulle quali si sta coordinando con il governo: tra i capitoli più spinosi c’è quello che riguarda l’anticipo del passaggio al sistema digitale di una rete Mediaset e di una Rai. Due sono gli scogli da superare: la maggioranza vorrebbe che il passaggio avvenisse per ‘bacini di utenza’ e non per reti come dice la legge, sulla scorta dell’esperimento avvenuto in Val d’Aosta e in Sardegna. Un emendamento in tal senso era stato presentato, e poi ritirato, dal presidente della commissione Trasporti Michele Meta (Ds). Anche l’opposizione preferirebbe questa soluzione, ma Gentiloni sembra deciso a respingerla poiché non considera sicura la restituzione delle frequenze liberate nelle zone di spegnimento del sistema analogico.
Altro nodo da sciogliere è quello rappresentato da un insidioso emendamento depositato da Antonello Falomi (Rifondazione comunista) che fissa solo per Mediaset il passaggio anticipato al digitale: “Non capisco il perché di questo disarmo bilaterale”, spiega. “La sentenza della Corte costituzionale parlava solo di Mediaset e non della Rai, che peraltro è al centro di un disegno di legge di riforma in discussione al Senato. Quella è la sede giusta per affrontare l’eventuale passaggio al digitale anticipato per una delle tre reti pubbliche”.


Il numero in edicola si occupa anche di:
Legge sull’editoria, Riforma della Rai, Intercettazioni telefoniche, Riforma del conflitto di interessi, Diritti sportivi, Liberalizzazioni e Nuova disciplina sull’intermediazione pubblicitaria

(le cronache parlamentari sono state chiuse il 9 luglio)

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