Opinioni – Carlo Rossella. La televisione si è riscattata con Al Gore

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 375, Luglio/Agosto 2007, di ‘Prima Comunicazione’


La televisione si è riscattata con Al Gore, ex vice presidente degli Stati Uniti con Bill Clinton, ex candidato presidente democratico nel 2000 contro George W. Bush (vinse ma perse a causa di una sentenza della Corte suprema)
Al Gore, nell’ultimo suo libro, ‘The Assault on Reason’ (‘L’assalto alla ragione’), che sarà  pubblicato in Italia da Feltrinelli, ha attaccato la tivù e l’enorme quantità  di tempo che l’opinione pubblica americana le concede (4,5 ore al giorno in media per ogni singolo cittadino). Gore ha scritto che la tivù toglie il sipario agli altri media e serve a sostenere la politica della paura e della segretezza togliendo sipario alla ragione.
Chi legge il libro di Al Gore matura una certa avversione non solo per la politica di George W. Bush ma anche per il piccolo schermo. Però fra sabato e domenica, 7 e 8 luglio 2007, grazie alla tivù, ben due miliardi di terrestri hanno potuto assistere da casa loro a ‘Live Earth’, la catena di concerti rock voluta da Al Gore per salvare il pianeta. La tivù ha quindi reso d’attualità , in ogni angolo del globo, il tema per il quale Al Gore si batte da sei anni: la salvezza dall’effetto serra, dalla desertificazione, dallo scioglimento dei poli, dai disastrosi cambiamenti climatici provocati dall’eccesso di idrocarburi bruciati nell’atmosfera. Chissà  cosa avrà  pensato Gore guardando il colossale risultato di audience della catena di show and popstar? Quella dannata tivù ha fatto per due giorni di questo combattivo ex presidente il leader del mondo votato all’impossibile. La tivù si è in pratica riscattata da ogni accusa. L’importante è che tale sforzo ecologico globale continui. Ma ho i miei dubbi, soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Cina, l’India, Paesi che non hanno sottoscritto gli accordi di Kyoto e che buttano nell’aria ogni genere di schifezza.
Ma veniamo all’America. Gore, autore di altri due libri politico-ecologici: ‘Earth in the Bilance’ e ‘An Inconvenient Truth: the Crisis of Global Warming’, oltre che di un film documentario di denuncia che ha vinto un Oscar, è ormai il volto della rivoluzione ecologista. È presidente di Current Tv, una rete cable e satellite per giovani fatta dai cittadini. Sta nei consigli di amministrazione di Apple Computer e Google Inc., scrive sui principali giornali d’America e del mondo. Vincerà  il prossimo Nobel per la pace. E proprio alla vigilia delle primarie americane di inizio 2008. Gore, che un tempo risultava un po’ ingessato o intimidito dall’esuberanza di Bill Clinton, è oggi considerato da una consistente fetta dell’opinione pubblica americana uno spirito brillante, profetico, evangelico, votato alla sopravvivenza dei nostri nipoti, gran lavoratore per la causa, un esempio di vera leadership di politica nazionale e internazionale.
Interpellato personalmente a Milano in una cena dai Benetton, Gore ha escluso per ora di volersi presentare (anche se chiacchierando con me la moglie Tipper si è dimostrata meno perentoria). Ma la grande, imminente crisi ecologica mondiale e l’accresciuta sensibilità  ecologista dei cittadini americani lo riporteranno certamente in scena. Oggi il pericolo maggiore per l’umanità  è il gas serra e la politica mondiale deve puntare sulle energie alternative e sulla imposizione a tutti i Paesi del mondo, soprattutto ai peggiori inquinatori, di leggi ferree. È solo da un grande, ascoltato presidente degli Stati Uniti che può venire il primo, decisivo impulso a questa battaglia. Gore, dicono gli analisti, dopo il duro scontro fra Hillary Clinton e Barack Obama per la candidatura democratica potrebbe decidere di scendere in campo direttamente alla convention del partito perché chiamato all’unanimità  dai delegati. In tal caso sbaraglierebbe qualunque oppositore repubblicano e darebbe la certezza della vittoria al partito che fu di John F. Kennedy, l’uomo della ‘nuova frontiera’. Ed è per questo motivo che alcuni grossi network, certi giornali, gli ambienti conservatori, le lobbies (soprattutto i petrolieri) hanno già  iniziato una campagna anti Gore. Ma difficilmente riusciranno a contrastare l’onda ecologista.
Gore ha saputo costruire con pazienza e sapienza un movimento nazionale e mondiale. Chi viaggia in Internet se ne rende conto. In Europa solo i Paesi nordici, l’Olanda e l’Inghilterra si sono messi sulla scia di Gore.
Il resto della vecchia Europa non si è scaldato più di tanto, nell’illusione di poter sopravvivere comunque e nell’incosciente placidità  di un fatalismo pericoloso. E l’Italia? Qui ci si accapiglia sui rifiuti di Napoli invece di mandare il battaglione Tuscania a fare letteralmente piazza pulita. Al ministero dell’Ecologia c’è il verde Pecoraro Scanio, ragazzo pieno di buona volontà  ma lontano anni luce da Albert Gore. Che ci voleva a organizzare anche in Italia un grande ‘Live Earth’? Ma forse si era troppo impegnati con le celebrazioni dei 45 anni di attività  del sarto Valentino. Walter Veltroni sembra aver capito la lezione di Gore, ma ci aspettiamo ben altro.
E il centrodestra? Si sveglierà  o no su questi temi? La gente ha capito Gore anche se i nostri politici hanno fatto ben poco per ‘Live Earth’. Dovrebbero darsi una mossa. La Terra muore e la gente lo sa. Grazie alla tivù.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale