Rubriche – Lettera da Londra. I produttori televisivi pensano a Internet

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 374, Giugno 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Dai primi mesi dell’anno, il mercato della produzione televisiva, soprattutto quello delle società  indipendenti, è in fermento: aumentano i volumi d’affari e sembrano aprirsi le prime prospettive per l’attività  di produzione di contenuti audiovisivi interattivi destinati al web. Di fatto tutti aspettano che dopo la grande abbuffata di ‘user generated content’ (i contenuti prodotti dagli utenti), arrivi finalmente l’ora del ‘producer generated content’, di un consumo di titoli audivisivi di maggiore qualità  e creati da imprese di produzione. È presto per dirlo e già  altre volte il mondo della produzione aveva guardato con interesse e aspettative alle potenzialità  del multimediale, attendendo, invano, flussi di commesse.
Alla fine degli anni Novanta, nella piena stagione della bolla – che di fatto aveva anticipato quello che sarebbe accaduto solo quattro cinque anni dopo – era partita la prima corsa alle produzioni per Internet. Ma tutti erano rimasti ai blocchi di partenza ad attendere commesse (quelle vere e non quelle ‘sperimentali’ o di ‘marketing’) che poi non sono mai arrivate. In realtà  ora, grazie alla rapida diffusione delle connessioni broadband, sempre troppo lente, c’è sempre maggiore convergenza fra contenuti multimediali e contenuti audiovisivi: l’effetto della stagione neo-televisiva di Internet sembra arrivare finalmente a lambire le case di produzione.
Ma è meglio essere prudenti. E poi si attende un qualche risultato dal mondo della mobile tv anche esso fermo (o meglio, mai partito) da circa un anno. Due fra le più note case di produzione (Tiger Aspect e Hat Trick Productions) hanno rivelato i propri progetti di creazione di programmi digitali e on line comedy per Internet. Le altre hanno seguito a ruota e Internet è arrivata finalmente al primo posto dell’agenda delle case di produzione televisiva. Visti gli andamenti dei mercati della pubblicità  televisiva non c’è che sperare veramente.
In attesa che Internet diventi realmente un medium audiovisivo, più immediate soddisfazioni per i produttori vengono dall’export di programmi. Il Pact, l’associazione di categoria che raccoglie i produttori televisivi, di film e di animazione britannici, ha presentato i dati annuali sul mercato della produzione. Cresce il volume d’affari complessivo del settore (che si attesta poco al di sotto dei 2 miliardi di sterline, 3 miliardi di euro). Cresce anche il fatturato medio delle società  e soprattutto crescono i margini. La domanda di prodotto dalle reti specializzate è cresciuta rispetto all’anno scorso anche se le grandi reti terrestri sono ancora i principali committenti delle case indipendenti. Ma quasi il 20% dei ricavi arriva ormai dall’export. Nel 2005 i ricavi esteri erano pari  solo al 14% del fatturato televisivo totale delle case di produzione. Le commesse statunitensi fanno la parte del leone e coprono circa il 60% dell’esportazione. Ma le case di produzione fanno la posta a molti mercati asiatici che danno segni di apertura anche se in maniera contraddittoria come il mercato cinese. Con l’ingresso nella Wto ai primi del 2006, il Vietnam sembra diventare meta ambita.

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