Personaggi – Romano Frassa. L’inventore di Markette

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 374, Giugno 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Per oltre trent’anni autore di punta della Rai e oggi autore di ‘Markette’ condotto da Piero Chiambretti, il programma di maggior successo della 7, Romano Frassa è tra i pochi capaci di spiegare i perché della crisi creativa della Rai e sostiene anche che una Endemol targata Mediaset potrebbe finalmente riattivare i circuiti creativi di Viale Mazzini.
“Endemol, e di converso Mediaset nel suo ruolo di azionista, ha tutto l’interesse che i suoi format venduti alla Rai funzionino e bene. Penso tuttavia che ci sarà  una riduzione del peso dei programmi targati Endemol in Rai per opportunità  politiche. In questo quadro è probabile che si aprano possibilità  di lavoro per altri produttori esterni come Magnolia, Einstein Multimedia o altre società  più piccole”, dice Romano Frassa. “Al tempo stesso, la Rai potrebbe cogliere l’opportunità  di riattivare i suoi circuiti creativi interni. E forse rianimare un po’ una scena televisiva che, per quanto riguarda l’entertainment, da qualche tempo è una ininterrotta galleria di flop”.
“Quando negli anni Novanta ero capostruttura di Raidue a Milano, c’era un’articolazione produttiva notevole e di grande qualità . C’era Paolo Limiti protagonista assoluto della fascia del mezzogiorno; c’era il gruppo di Fabio Fazio che si era inventato ‘Anima mia’ e  ‘Quelli che il calcio’. E poi il gruppo di Serena Dandini, nato alla fine degli anni Ottanta, che figliò ‘Pippo Kennedy Show’ e poi ‘L’Ottavo Nano’: successi strepitosi”, ricorda Frassa. “In quella fase comprammo soltanto il format di un quiz francese, ‘Furore’, e per il resto eravamo completamente autosufficienti. Poi arrivò Pierluigi Celli alla direzione generale, e fece il primo errore: creò quella che all’epoca venne chiamata la ‘serra creativa’, togliendo autonomia autoriale alle reti. E poco dopo fece il secondo, più grave errore: tentò di industrializzare l’azienda”.
“Celli importò manager dalle Ferrovie, da Enel e da altre grandi aziende. Portò in Rai persone totalmente avulse dal contesto di un’azienda televisiva e culturale. Un tempo i manager, in Rai, avevano – dovevano avere – anche sensibilità  e qualità  autorali. Dovevano fiutare e promuovere talenti, rischiare su idee nuove, costruire filoni produttivi”, continua Romano Frassa. Se invece al manager tocca, soltanto, il controllo del budget e il raggiungimento di una quota prefissata di audience allora è ovvio che prima o poi queste peculiarità  si perdono”.


 

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