Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Atto Camera n. 1318 – Si preannunciano toni accesi per il dibattito parlamentare sulla riforma del conflitto d’interessi che modificherà  la legge Frattini approvata dal precedente governo, cominciato il 14 maggio nell’aula di Montecitorio. La vigilia è stata contrassegnata dalle parole di fuoco pronunciate da Silvio Berlusconi che ha definito la proposta della maggioranza un progetto “di killeraggio politico”. Parole a cui il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha replicato sottolineando che anche negli Stati Uniti è previsto il blind trust: quello del fondo cieco a cui affidare la gestione del patrimonio è infatti il meccanismo proposto nella norma riscritta dal relatore e presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Luciano Violante (Ds).
Quello del centrosinistra sembra però più un progetto di bandiera che un effettivo giro di vite sul conflitto d’interessi: se pure la legge di riforma passasse alla Camera, difficilmente potrà  infatti superare le forche caudine del Senato dove la maggioranza è tale solo per un pugno di voti. E l’annunciato disimpegno dai vincoli di maggioranza da parte dell’Udeur – che protesta per l’adesione di alcuni ministri al referendum elettorale che il partito di Mastella vede come il fumo negli occhi – rende il percorso parlamentare ancora più accidentato: l’Udeur non ha infatti partecipato al voto con cui il 7 maggio la commissione ha dato il via libera al testo. Un testo che non piace nemmeno all’Italia dei valori, ai Comunisti italiani e ai Verdi, che lo ritengono troppo blando; mentre lo Sdi lo considera eccessivo. E anche nei Ds e nella Margherita ci sono perplessità  per una normativa che non soddisfa tutta la maggioranza.
La legge scritta da Luciano Violante – che al termine del dibattito generale in commissione ha modificato il testo proposto dal capogruppo dell’Unione, Dario Franceschini – prevede blind trust e obbligo di vendita in alternativa all’incompatibilità  (e non all’ineleggibilità  come avevano proposto Verdi e Comunisti italiani, che però hanno accantonato i propri emendamenti) per chi possiede patrimoni superiori ai 15 milioni di euro o un’impresa in regime di autorizzazione o concessione dello Stato; e per chi detiene partecipazioni rilevanti nei settori della difesa, dell’energia, del credito, delle opere pubbliche di preminente interesse nazionale, delle comunicazioni di rilevanza nazionale, dei servizi pubblici erogati in concessione o autorizzazione, nonché di imprese che operano nel settore pubblicitario. Per quanto riguarda gli amministratori locali, le norme scattano quando il patrimonio supera i 10 milioni di euro. In sintesi: se Silvio Berlusconi dovesse tornare a Palazzo Chigi dovrebbe disfarsi di Mediaset o affidarla a un blind trust. Quanto basta per far insorgere i partiti della Casa delle libertà , Forza Italia in testa che, con l’ex presidente della commissione Donato Bruno (già  relatore della legge Frattini), parla di “dubbia valenza costituzionale” del testo, soprattutto in ordine al blind trust, rilanciando le eccezioni fatte dal presidente della Consob, Lamberto Cardia, nel corso della sua audizione in commissione. Cardia ha infatti dichiarato: “Tecnicamente il blind trust è strutturalmente adeguato per la gestione dei patrimoni immobiliari, che contemplano solo acquisto e vendita. Potrebbe invece essere problematico per le attività  imprenditoriali come quelle di tipo azionario, che andrebbero vendute o trasformate”. Parole che Violante ha interpretato come un via libera all’istituto del blind trust nella legislazione italiana, mentre dal centrodestra vengono considerate una bocciatura. “Meglio sarebbe intervenire sugli atti che un membro del governo non può compiere se si trova in conflitto d’interessi”, ha sottolineato Bruno.
In commissione sono già  stati presentati circa 250 emendamenti di cui oltre 60 del governo, 72 di Forza Italia (in gran parte abrogativi della norma), 29 dell’Italia dei valori, 23 del Pdci (che vuole l’ineleggibilità ) e 13 dell’Udeur. Molti di più saranno quelli presentati in aula dove sono previsti tempi contingentati: 10 ore per il dibattito generale e 16 per il prosieguo dell’esame. “Un tempo ridicolo”, ha tuonato alla conferenza dei capigruppo Elio Vito, presidente dei deputati forzisti, ingaggiando una dura polemica con il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che lo ha invece definito un tempo congruo. È da sottolineare che per la discussione della legge Frattini la maggioranza di centrodestra concesse soltanto 5 ore e 50 minuti.

(le cronache parlamentari sono state chiuse l’8 maggio)

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