Personaggi – Gianfranco Fini. Il capo di An racconta i suoi rapporti con la stampa

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 373, Maggio 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Il presidente di Alleanza nazionale giudica l’informazione politica sulla stampa e in tivù, dice quali sono i giornalisti che gli piacciono e quali no, parla della legge sulle intercettazioni, del conflitto d’interessi e della privatizzazione della Rai.
“Nell’informazione c’è in alcuni casi un livello di superficialità  e di ignoranza che lascia esterrefatti. In più ci aggiunga questa tendenza a mettere in evidenza e in prima pagina non tanto la notizia ma il pettegolezzo, il retroscena, la congettura, l’ipotesi. E lì c’è il libero sfogo della fantasia. Però, tutto sommato, sappiamo che questo è un circolo vizioso che si autoalimenta dove tutti, giornalisti e politici, dovremmo fare una riflessione”, dice Gianfranco Fini .
Sul ddl sulle intercettazioni che inasprisce le sanzioni per i giornalisti, il presidente di Alleanza nazionale chiarisce: “Noi approviamo l’iniziativa di Clemente Mastella perché qualcosa bisogna pur fare. Siamo però coscienti che non è l’unica soluzione. Per me la responsabilità  è del giornalista soltanto come ultimo anello della catena. Se non ci fosse da parte degli inquirenti una certa attitudine a estendere le intercettazioni e una certa attitudine a mettere agli atti certe intercettazioni che non sono inerenti al processo, il giornalista non avrebbe nulla da pubblicare. Perciò bisognerebbe anche prevedere un maggior controllo della attività  degli inquirenti”.
Gianfranco Fini è convinto che parlare di servizio pubblico abbia ancora senso e non è favorevole alla privatizzazione della Rai: “Si può anche discutere che si possa privatizzare una rete. In ogni caso, anche se privatizziamo ci vorrà  sempre un momento in cui la televisione è pubblica, di tutti”, dichiara.
E sul modo di fare informazione in Rai dice: “Il sistema non mi piace perché non serve alla politica ma nemmeno alla qualità  dell’informazione. Il dovere del giornalista è quello, attraverso delle domande, di far capire qualche cosa di più. Lucia Annunziata tutti sanno quali idee abbia, però nel momento in cui c’è un confronto con lei, qualche volta qualche cosa di positivo ne esce. E’ una che cerca di scavare e lo fa anche in modo impertinente e del resto se non fosse impertinente sarebbe un tappetino”.
“Santoro invece confesso che non riesco a vederlo e non credo di essere un fazioso”, continua Fini. “E’ un problema di equilibrio, di intelligenza di chi conduce quando si affrontano certe polemiche. Ci sono momenti in cui Santoro è francamente eccessivo”.
Diverso il giudizio sul direttore del Tg1, Gianni Riotta: “Io parto dal presupposto che se la politica non dice niente il telegiornale non ha l’obbligo del bla bla”, spiega il presidente di Alleanza nazionale. “E Riotta questo l’ha capito bene. Se io dico una cosa che può essere una notizia, lui non mi mette nel panino ma mi fa l’intervista di due minuti. E se il giorno dopo dico una banalità , non mi mette nemmeno nel panino”.
E sulla legge sul conflitto d’interessi ora all’esame del Parlamento, Gianfranco Fini dice: “Se il centrosinistra ritiene di rendere la legge un po’ più rigorosa siamo pronti a discuterla in Parlamento. La cosa che io non sopporto è che in certi momenti agita la clava e poi la ripone perché non gli conviene. Poi noi ne studiamo una e dice che è blanda, salvo poi vedere che blanda non è. E’ questo che rende poco credibile il tutto”.

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