Personaggi – Flavio Albanese. Il nuovo direttore di Domus

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 372, Aprile 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Flavio Albanese prende il posto di Stefano Boeri alla direzione di Domus e piega cosa farà  della rivista di architettura più diffusa al mondo, fondata nel 1928 da Gio Ponti.
“La politica dell’editore, Giovanna Mazzocchi, è di cambiare direttore ogni tre anni. C’è una logica in tutto questo, una strategia: Domus riceve nuove energie mantenendo il suo prestigio internazionale proprio legandosi al nome dei direttori, figure professionali che già  tengono la scena ma che diventano più importanti e acquistano peso proprio grazie alla rivista. Che a quel punto finisce per andargli stretta”, spiega Albanese.
“Rispetto alla direzione di Stefano Boeri, che mi consegna una rivista con un tasso culturale elevatissimo, io farò una vera riduzione di scala. Perché credo che oggi non ci siano solo i Renzo Piano e i Jean Nouvel, ma un grande numero di progettisti che non hanno accesso alla committenza alta ma che hanno il diritto, e le necessità , di essere rappresentati”, anticipa il nuovo direttore di Domus nell’intervista a Prima. “E ho una convinzione: che pure la piccola buona architettura, collocata anche in luoghi di disagio urbano, svolga la funzione della grande. Un luogo di aggregazione molto ben fatto, in modo che chi lo frequenta si senta partecipe di un buon progetto, diventa un vero promotore di qualificazione urbana e umana”.
“In questo momento storico l’interesse per l’architettura è molto vivo, anche da parte delle istituzioni e delle aziende. Credo che nasca prima di tutto da una maggiore maturità  del cittadino, che ha superato la mera soddisfazione del bisogno primario e cerca soddisfazione a un nuovo bisogno: quello di guardare”, sostiene Flavio Albanese. “È chiaro che un pubblico così educato diventa il ricettore ideale per comunicare da parte delle aziende o delle istituzioni tutta la filiera di valori che intendono promuovere”.
“La tecnologia oggi ci permette di sperimentare nuove soluzioni, di sorprendere. E la gente, dopo aver risolto i problemi di base, comincia a chiedere sogni, incredibili eventi, cose grandiose”, continua il direttore di Domus. E osserva: “Questa possibilità  di progettare il sogno si incontra con la committenza in quel territorio di confine che si chiama ambizione al branding, anche da parte del politico che sul territorio ha bisogno di un marchio da mettere sul progetto. Però noi italiani stiamo pagando questo bisogno perché le aziende, anche piccole, o le amministrazioni quando fanno i concorsi pensano ai grandi nomi internazionali, credono che il grande nome da solo dia rilievo al brand. In questo momento noi italiani stiamo subendo i colpi di questa esterofilia. C’è questa sopravvalutazione del brand, dove il brand non riguarda il prodotto ma il progettista”.

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