Fondazioni – Fondazione Prada. Celant fa cose impossibili

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 372, Aprile 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Negli ultimi 12 anni la Fondazione Prada ha realizzato mostre ed esposizioni inimitabili guidata dal ‘senior curator’ del Guggenheim, guru mondiale dell’arte povera, cui Miuccia Prada e Patrizio Bertelli hanno dato carta bianca. E che qui racconta alcune performance, come quella di Michael Heizer che prevedeva un buco nel pavimento e qualcuno ci è caduto dentro; oppure quando Laurie Anderson, nel 1998, decise di liberare un ergastolano della banda Vallanzasca. Ma senza strillare, niente pubblicità , solo passaparola
Non è una regola ma, insomma, di solito le fondazioni mettono in piedi iniziative e cartelloni piuttosto nazional popolari perché, ovvio, aiutano meglio a comunicare che chi le finanzia è bravo, bello, generoso, altruista e mecenate. Invece la Fondazione Prada ha scelto la strada più difficile, artisti elitari, arte estrema, cinema cinese, al massimo russo, poco rumore, niente pubblicità , solo passaparola e massima sobrietà . Per dire: già  dalla cartellina stampa assolutamente minimalista e salingeriana, color pergamena chiaro, nessun logo, solo la scritta Fondazione Prada in alto a sinistra, in corpo 7. Bel mistero da risolvere: spendere soldi e tempo in uno strumento di comunicazione e scegliere contenuti talmente sofisticati da collocarsi al limite dell’incomunicabilità .

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