Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 371, Marzo 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Il fatto che il disegno di legge che porta il suo nome non fosse stato inserito nei dodici punti su cui il governo Prodi ha chiesto nuovamente la fiducia alle Camere, aveva infatti allarmato parte del centrosinistra. A cominciare dal diessino Giuseppe Giulietti che, con la sua associazione Articolo 21, ha avviato una raccolta di firme per un appello che al governo chiede di riportare i temi del pluralismo dell’informazione al centro della sua agenda politica. “Berlusconi ha evitato d’insistere con il capo dello Stato per le elezioni anticipate quando ha visto che il ddl Gentiloni non era presente nel dodecalogo prodiano”, era la battuta che circolava a Montecitorio nei giorni della crisi di governo. Smentita dal forzista Paolo Romani che, comunque, ammetteva: “Non c’è dubbio che sul tema si noti ora una certa cautela da parte del governo”. Da qui la necessità  per Gentiloni di ribadire che invece la riforma andrà  “avanti come da programma”. Mentre Giulietti causticamente osservava: “Ci auguriamo che il governo nel suo complesso la pensi come il ministro: la riforma dei media dovrà  essere considerata da oggi in poi il tredicesimo punto del programma dell’esecutivo”.
È dunque in questo clima che le commissioni congiunte Cultura e Trasporti della Camera hanno proseguito con le audizioni promosse dall’indagine conoscitiva, fissando il calendario dei lavori.


Riforma del conflitto d’interessi – Atto Camera n. 1318 – Secondo il calendario dei lavori stabilito dalla commissione Affari costituzionali della Camera, la riforma di modifica della legge Frattini sul conflitto d’interessi dovrebbe approdare al dibattito in aula in aprile. Dopo mesi di audizioni, ai quali ha fatto seguito un breve dibattito in commissione, il presidente e relatore del provvedimento Luciano Violante (Ds) ha presentato il 20 febbraio il testo base, che è stato approvato con l’astensione dell’opposizione.


Diritti televisivi delle partite di calcio e basket – Atto Senato n. 1269 – Sono in corso presso le commissioni congiunte Lavori pubblici e Istruzione del Senato le audizioni sulla legge delega al governo che fissa le nuove regole per la vendita dei diritti televisivi delle partite di calcio e di basket. Secondo il testo già  approvato dalla Camera, i diritti non saranno più ceduti dalle singole squadre, ma direttamente dalla Lega che – dopo aver trattenuto una quota da destinare alla mutualità  sportiva e soprattutto al sostegno dei vivai – distribuirà  ai club una quota dei proventi uguale per tutti e un’altra stabilita sulla base del bacino d’utenza e della performance in campionato: chi avrà  più tifosi e una migliore posizione in classifica prenderà  dunque più soldi. “I tempi dell’esame sono molto ristretti, visto che dovremmo approvare il provvedimento in tempo utile per il prossimo campionato”, afferma Anna Donati (Verdi), presidente della commissione Lavori pubblici, facendo intendere che il testo della legge delega approvato alla Camera non dovrebbe subire particolari modifiche.

Indagine conoscitiva sul cinema e lo spettacolo dal vivo – Avviata dalla commissione Istruzione e Beni culturali del Senato il 27 settembre dello scorso anno, prosegue a Palazzo Madama l’indagine conoscitiva che, nelle intenzioni della presidente Vittoria Franco (Ds), dovrebbe portare a una proposta di legge che riformi lo spettacolo dal vivo – compreso il cinema, attualmente regolato dal decreto legislativo n. 28 del 2004, noto come legge Urbani – prevedendo anche una riforma del diritto d’autore soprattutto in relazione alle nuove tecnologie (Internet). Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, aprendo con la sua audizione l’indagine conoscitiva, ha ribadito che non è intenzione del governo presentare un proprio disegno di legge, cosa che spetterà  invece al Parlamento. Già  nella scorsa legislatura, alla Camera si era arrivati alla definizione di un testo in gran parte condiviso, che però non ha mai concluso l’iter di approvazione.

(le cronache parlamentari sono state chiuse il 7 marzo)

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