Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 370, Febbraio 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Presentato la scorsa estate in piena Calciopoli dal ministro per le Politiche giovanili e attività  sportive, Giovanna Melandri, di concerto con il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, il provvedimento delega l’esecutivo a elaborare, entro sei mesi dal via libera definitivo del Parlamento, una legge che affidi alla Lega calcio, e non più alle singole società  sportive, la gestione della vendita dei diritti televisivi delle partite di campionato di calcio e di basket.


Riforma del sistema radiotelevisivo – Ddl n. 1825 – È stato il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ad aprire il 24 gennaio la serie di audizioni che le commissioni Cultura e Trasporti della Camera hanno disposto in vista dell’esame del provvedimento che riforma il sistema radiotelevisivo. E ancora prima che si scatenasse la polemica suscitata dalle dichiarazioni del presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà  – che ha definito “non opportuno” il tetto del 45% per la raccolta pubblicitaria televisiva, affermando che rischierebbe di essere un “possibile freno” alla crescita interna di un’azienda – sono state soprattutto le parole del ministro a provocare le proteste dell’opposizione.


Intercettazioni telefoniche – Ddl n. 1638 – È un’intesa complessa quella raggiunta alla commissione Giustizia della Camera, dove la maggioranza ha concordato con l’opposizione gran parte delle modifiche al disegno di legge presentato dal governo per riformare il ricorso alle intercettazioni, riducendone i costi e rendendo più efficace la tutela del segreto degli atti. In particolare, il relatore Lanfranco Tenaglia (ex magistrato e ora deputato della Margherita) ha accolto molte delle osservazioni avanzate, per l’opposizione, da Giulia Bongiorno (avvocato eletto nelle liste di An), verificando con l’Ordine dei giornalisti le norme che riguardano la punibilità  di chi pubblica le intercettazioni. Il risultato raggiunto è stato definito da Paolo Gambescia (Ds) “un compromesso accettabile, perché tutela la libertà  d’informazione, difende il lavoro dei magistrati e mette regole all’uso delle intercettazioni. Di più non si poteva fare”.


Liberalizzazione delle edicole – Contenuto in un primo tempo nel pacchetto di proposte presentate dal ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, per liberalizzare alcuni settori, il provvedimento che avrebbe liberalizzato i punti vendita dei giornali (con l’abolizione di una distanza minima tra un edicola e l’altra) è stato stralciato e con ogni probabilità  rientrerà  nella legge di riforma dell’editoria. Sono stati soprattutto i Verdi a contestarne l’inclusione nel ‘pacchetto Bersani’: “Come già  accade negli autogrill, alla fine il rischio è che vengano vendute solo le maggiori testate. E così si lede il pluralismo dell’informazione”, ha sottolineato la senatrice Loredana De Petris. Una preoccupazione che ha trovato ascolto nel governo.


Riforma dell’editoria – È sempre più insistente la voce secondo cui il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, ex sottosegretario all’Editoria, sarebbe intenzionato a depositare in commissione Cultura della Camera un suo disegno di legge di riforma del settore editoria. Dopo aver sondato alcuni esponenti della maggioranza – insoddisfatti per la lentezza con cui l’attuale sottosegretario Ricky Levi si sta muovendo – Bonaiuti starebbe meditando di accantonare quel fair play che finora, nonostante le sollecitazioni, l’ha trattenuto dal ripresentare la proposta di legge che porta il suo nome e su cui, nella scorsa legislatura, si era raggiunta una sostanziale intesa bipartisan.
L’iniziativa di Bonaiuti potrebbe dunque sbloccare la situazione d’immobilismo venutasi a creare con la decisione di Levi di far precedere la presentazione della sua proposta di riforma da una consultazione pubblica tra i soggetti interessati. Iniziativa che ha suscitato le perplessità  non solo dell’opposizione, ma anche della maggioranza soprattutto per l’allungamento dei tempi che comporta. E che potrebbero essere accelerati con la messa all’ordine del giorno dell’eventuale ddl Bonaiuti.


(le cronache parlamentari sono state chiuse l’8 febbraio)

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