Personaggi – Pietro Folena. L’arbitro della Gentiloni

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 370, Febbraio 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Di scommesse non vuole farne. Ma se si evoca il famigerato 1138, il disegno di legge con cui il precedente governo di centrosinistra tentò di riformare il sistema televisivo, Pietro Folena quasi rabbrividisce. Le condizioni, infatti, ci sono tutte per bissare quel fallimento avvenuto quasi dieci anni fa, quando il primo tentativo ulivista di dare un colpo al duopolio Rai-Mediaset cadde sotto i veti incrociati di Forza Italia e Rifondazione comunista.
Anche oggi, come allora, il partito di Bertinotti non ci pensa proprio a ridimensionare il servizio pubblico, come conferma lo stesso Folena, attivissimo presidente della commissione Cultura della Camera eletto nelle fila di Rifondazione. L’Ulivo ha già  capito che sarà  soprattutto con lui che dovrà  fare i conti sulla riforma Gentiloni, nonostante Folena condivida il ruolo di relatore con il diessino Michele Meta, presidente della commissione Trasporti. Un primo paletto, ad esempio, Folena lo ha già  messo: l’idea che una rete della Rai e una di Mediaset vengano mandate nel 2009 sul digitale, come previsto nella proposta del governo, a lui non piace proprio. “Non condivido il disarmo bilaterale”, scandisce. Né lo convince la separazione societaria dell’azienda di viale Mazzini. Di far smagrire il servizio pubblico, dunque, neppure si discute. E di privatizzare la Rai manco a parlarne. Anzi, a sentire lui anche le frequenze dovrebbero tornare a far parte in tutto e per tutto del patrimonio pubblico, e il tetto di affollamento pubblicitario dovrebbe scendere dall’attuale 45% niente meno che al 30%.

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