Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 369, Gennaio 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Riforma della Rai – Da quanto anticipato il 9 gennaio, lo schema proposto prevede che l’azionista non sia più il ministero dell’Economia, e dunque il governo, bensì una fondazione guidata da un consiglio di amministrazione composto da sei membri più il presidente, due dei quali indicati dalle Regioni (e forse anche dalle università ) ed eletti dal Parlamento con la maggioranza dei due terzi. La durata di sei anni del mandato del consiglio, sfasata dunque rispetto a quella della legislatura (secondo il modello spagnolo), dovrebbe inoltre garantirne l’autonomia rispetto alle maggioranze parlamentari, come del resto il meccanismo di rinnovo che avviene ogni due anni, ma solo per un terzo dei componenti.
Il progetto di Gentiloni è stato applaudito da tutta la maggioranza e non è mancata qualche adesione, seppure di principio, anche da parte dell’opposizione. Ma se sulla governance tutto il centrosinistra è piuttosto compatto, forti contrarietà  si registrano sulla seconda parte dello schema di riforma. La Rai governata dalla fondazione verrebbe, infatti, divisa in tre distinte società , tutte di proprietà  pubblica ma gestite (su nomina della stessa fondazione) da tre diversi consigli di amministrazione che funzioneranno in base al codice civile: una società  si occuperà  degli impianti di trasmissione; a un’altra farà  capo la rete finanziata dalla sola pubblicità , con gli stessi indici di affollamento della tivù commerciale; la terza gestirà  le due reti finanziate dal canone (anche se non si esclude un piccolo contributo della pubblicità ) e dunque propriamente di servizio pubblico. In questo modo si concretizzerebbe quella separazione societaria, da tempo invocata anche dall’Unione europea, tra quanto è finanziato dal canone e quanto dai proventi pubblicitari. Senza però aprire le porte all’ingresso dei privati, ha sottolineato Gentiloni, che ha in mente il modello del canale inglese Channel 4: una tivù pubblica interamente finanziata dalla pubblicità .

Riforma del sistema radiotelevisivo – Ddl n. 1825 – Si concluderà  entro il 10 febbraio l’indagine conoscitiva – promossa dalle commissioni riunite Cultura e Trasporti della Camera – che attraverso una serie di audizioni raccoglierà  le informazioni necessarie per la discussione generale sul disegno di legge del sistema radiotelevisivo presentato dal ministro Gentiloni.


Legge finanziaria 2007 – Il Senato prima e la Camera poi hanno parzialmente reintegrato – in seconda, in terza e ultima lettura della Finanziaria – i fondi all’editoria decurtati dal decreto Bersani del luglio scorso. A conti fatti, dei circa 90 milioni tolti complessivamente (50 dal decreto Bersani, più il taglio del 12% imposto a tutti i ministeri dalla manovra di bilancio), la legge finanziaria approvata definitivamente il 22 dicembre ne ha restituiti 107: 70 previsti nella tabella di finanziamento del dipartimento per l’Editoria, 37,4 inseriti nel maxi emendamento su cui il governo ha ottenuto la fiducia del Parlamento. Il fondo per l’editoria può dunque contare su circa 449 milioni, comunque pochi rispetto al fabbisogno che è stato stimano in 550 milioni di euro all’anno.


Legge sull’editoria – Il dipartimento Editoria della presidenza del Consiglio ha già  predisposto lo schema base del disegno di legge di riordino del sistema, i cui principi guida verranno delineati da una commissione presieduta dall’ex garante alle Comunicazioni Enzo Cheli. Pubblicato il 27 dicembre sul sito Internet del governo, lo schema è stato accompagnato da un questionario distribuito a tutte le associazioni rappresentative del mondo dell’editoria, con l’obiettivo di avviare un’ampia consultazione pubblica tra i soggetti interessati prima di presentare nella primavera prossima la proposta in Parlamento.


Riforma del conflitto d’interessi – Atto Camera n. 1318 – È attesa alla ripresa dell’attività  parlamentare di metà  gennaio la presentazione del testo di riforma della legge n. 215 del 2004 sul conflitto d’interessi. Relatore è il presidente della commissione Affari costituzionali, Luciano Violante (Ds-Ulivo), che presenterà  una proposta di mediazione rispetto al pdl depositato dalla maggioranza di centrosinistra, primo firmatario Dario Franceschini, capogruppo dell’Ulivo alla Camera.


(le cronache parlamentari sono state chiuse l’11 gennaio)

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