Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 368, Dicembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Almeno queste sarebbero le intenzioni di Palazzo Madama, peraltro confermate dallo stesso sottosegretario all’Editoria, Ricardo Franco Levi, dopo che il taglio dei 40 milioni di euro aveva fatto titolare L’Unità  ‘Così ci uccidete’, innescando una dura polemica dentro e fuori la maggioranza. Con l’ex sottosegretario all’Editoria Paolo Bonaiuti (Forza Italia) che non ha lesinato le critiche, ricordando che il governo di centrodestra “non ha mai toccato i fondi dell’editoria”. E con il diessino Giuseppe Giulietti che ha chiesto all’esecutivo “una chiara assunzione di responsabilità “.
Nulla da fare, invece, per quanto riguarda il taglio del 12% che la Finanziaria ha imposto a tutti i ministeri: è fallito il tentativo – riuscito invece già  alla Camera al ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, per il settore televisivo – di mettere al riparo il dipartimento Editoria dalla sforbiciata. Resta dunque negativo il saldo dei fondi a disposizione del settore, già  ben al di sotto del fabbisogno reale: circa 550 milioni di euro all’anno contro i 450 stanziati per il 2007 dalla Finanziaria (sempre che il Senato reintroduca i 40 milioni tolti dalla Camera). Cifra che la Fieg ha giudicato “non sufficiente neanche a garantire gli impegni già  assunti per legge nei confronti delle imprese editoriali e del tutto inadeguata a qualsiasi programmazione di politica editoriale”.


Legge sull’editoria – In attesa che la commissione istituita dal governo sotto la presidenza dell’ex garante per le Comunicazioni, Enzo Cheli, avanzi una proposta di riforma del comparto editoria, il sottosegretario Ricardo Franco Levi ne ha anticipato alcune linee guida in un’intervista al Sole 24 Ore. E la principale, ha annunciato, sarà  la trasformazione di parte delle provvidenze riservate al settore in incentivi per l’innovazione. L’editoria, ha spiegato Levi, deve essere considerata non soltanto un settore da proteggere in virtù del principio costituzionale sul pluralismo, ma anche un settore industriale che, al pari degli altri, deve poter contare “su tutti gli strumenti abituali e sperimentati che consentono di avere accesso a supporti finanziari”. E tra questi rimarrebbero in vigore gli aiuti agli editori più deboli e a quelli costituzionalmente protetti, cioè all’editoria di partito e alle cooperative.

Riforma dei diritti televisivi sul calcio
– Atto Camera 587 – Presentato dal ministro per le Politiche giovanili e Attività  sportive, Giovanna Melandri, il 27 luglio scorso, il disegno di legge delega che riforma la “titolarità  dei diritti di trasmissione televisiva in forma codificata dei campionati di calcio” è approdato, dopo un iter cominciato in commissione Cultura il 13 settembre, all’esame dell’aula di Montecitorio che dovrebbe votarlo entro gennaio. Il provvedimento, a cui sono state abbinate altre proposte presentate da deputati di maggioranza e di opposizione, ha come obiettivo quello di introdurre il principio della “contitolarietà “ dei diritti televisivi tra le squadre e gli organizzatori dei campionati, correggendo alcune storture del mercato. “I diritti televisivi”, ha spiegato nella sua relazione Pietro Folena (Rifondazione comunista), presidente della commissione Cultura, “incidono tra il 60 e il 70% sui bilanci delle società  e quindi è evidente che una vendita soggettiva dei diritti televisivi accentua lo squilibrio tra le società  più forti e quelle più deboli”. Ricordando che un analogo provvedimento era stato proposto nella scorsa legislatura da Alleanza nazionale (che polemizzò duramente quando venne sostanzialmente bloccato da Forza Italia), Folena ha sottolineato che la commissione Cultura ha ritenuto opportuno modificare il testo proposto dal governo ritenendolo, in alcune sue parti, “troppo dirigista”. In particolare è stato deciso di lasciare alla libera contrattazione interna tra le Leghe e le società  di calcio la ripartizione delle quote che, comunque, dovrà  essere regolata da criteri prestabiliti. Ad esempio, l’assegnazione alle società  della quota “prevalente” rispetto a quelle attribuite “in base al bacino di utenza” e a quelle destinate alla mutualità  sportiva.

Normativa sulle intercettazioni telefoniche illegali – Legge n. 281 – È diventato legge il decreto varato dal governo all’indomani della scoperta dei dossier contenenti intercettazioni illegali in cui è stato coinvolto il gruppo Telecom. L’aula di Montecitorio ha infatti approvato il 19 novembre, con un’amplissima maggioranza trasversale, il provvedimento licenziato dal Senato, nonostante la commissione Giustizia avesse ravvisato la necessità  di ulteriori modifiche. A costringere la maggioranza a rinunciare alle correzioni è stato il rischio che il decreto decadesse. Ed è stato lo stesso relatore, Paolo Gambescia (Ds), a definire “insoddisfacente” l’esito del provvedimento che, in sintesi, prevede che le intercettazioni raccolte illegalmente vadano distrutte su richiesta del Pm e su decisione del Gip entro un tempo che non dovrebbe superare i 15 giorni.


Riforma delle intercettazioni telefoniche – Atto Camera n. 1164 – Con ogni probabilità  le sanzioni previste per editori e giornalisti dalla legge n. 281 appena approvata, saranno modificate dalla riforma della disciplina sulle intercettazioni telefoniche, già  all’esame della commissione Giustizia: così almeno si sarebbe espresso lo stesso presidente Pino Pisicchio (Udeur). Le proposte presentate da maggioranza e opposizione sono otto.


Associazione parlamentare amici delle nuove tecnologie – Sono già  cento i deputati e senatori appassionati di nuove tecnologie, Internet e telefonia cellulare che hanno aderito all’associazione fondata dal diessino Franco Grillini, che ne è presidente. Riunita a Roma il 16 novembre scorso, l’associazione ha eletto per acclamazione presidente onorario il senatore a vita Francesco Cossiga, da sempre appassionato ed esperto di ogni forma di nuova tecnologia informatica e delle telecomunicazioni. “Spero”, ha detto Cossiga, “di poter dare in questo scorcio di vita che mi rimane il mio contributo allo sviluppo dell’innovazione tecnologica, che è un grande strumento di cultura e di avanzamento economico”. Vice presidente dell’associazione è stato eletto Antonio Palmieri, il deputato di Forza Italia autore di una proposta di legge per istituire una commissione bicamerale per le nuove tecnologie. Tra sei mesi è previsto che prenda il suo posto un altro deputato di Forza Italia, Gregorio Fontana, alfiere della lotta (ancora in corso) per l’installazione di Internet senza fili nell’aula della Camera.

(le cronache parlamentari sono state chiuse il 7 dicembre)

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