Periodici – Giornali diocesiani. Ruini sferza i diretttori

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 368, Dicembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’

Il presidente della Cei, Camillo Ruini, sferza i direttori dei 162 giornali diocesani: “Non c’è più spazio per prodotti artigianali”, dice, “o facciamo giornali che arrivino davvero al cuore della gente o si muore”
Nelle ovattate sale del Midas, l’albergo romano che ospitò la rivoluzione di Bettino Craxi, Camillo Ruini, ruvido e incontrastato capo della Cei per quasi un ventennio, inizia col bastone: “Oggi non c’è più spazio”, dice, “per giornali artigianali. O ci svecchiamo facendo prodotti che siano davvero appetibili per il mercato o si muore”. E poi la carota: “Proprio perché la società  soffre di una profonda crisi di valori, tocca alla Chiesa ripristinarli arrivando al cuore della gente.
E chi lo può fare oggi meglio di voi che operate dentro le città ?”. L’uditorio, composto dai direttori – ci sono anche sei donne – dei 162 giornali diocesani, un milione di copie quasi tutte concentrate nel Nord d’Italia, riempie i taccuini.
Nell’aria qualcosa di nuovo c’è. Prima le nerbate di Papa Ratzinger (“La vacuità  dei media restituisce un valore intrinseco a ciò che noi riusciremo a dire e a scrivere ogni giorno”) e poi la mezza rivoluzione strutturale operata dal nuovo segretario di Stato Tarcisio Bertone (accorpamento nel Consiglio pontificio per le comunicazioni di tutte le voci che contano, gesuiti, paolini e ora anche vescovi della Cei) pare preludere a un’offensiva mediatica di grosso calibro.

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