Personaggi – Renato Soru. Bravo, ma un po’ antipatico

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 368, Dicembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


A metà  del suo mandato di cinque anni, Renato Soru, fondatore di Tiscali e oggi presidente della Regione Sardegna, difende il suo programma di rinnovamento dell’isola, spesso contestato, e spiega perché era inevitabile la tassa sul lusso.
“Nei cinque anni precedenti in Sardegna si era passati da 300 milioni a 3 miliardi di debiti annui. Quando lo Stato sfora il 3% si parla di disastro, cosa si sarebbe dovuto dire per noi che sforavamo di circa il 22%? Perciò i tagli e il rientro dagli sprechi erano indispensabili, ma non bastavano. Ecco perché abbiamo dovuto utilizzare anche un’autonomia impositiva che come Regione autonoma abbiamo, chiedendo che tutti contribuiscano”, spiega Renato Soru. “A dicembre presenteremo il bilancio di metà  mandato. Credo che il nostro programma fosse molto chiaro e lo stiamo rispettando, soprattutto dove dicevamo che volevamo riformare la politica riportando maggiore responsabilità  e eticità  nella gestione della cosa pubblica. Noi la pubblica amministrazione l’abbiamo semplificata, ridotta, riorganizzata. Abbiamo bloccato il turnover, promosso esodi incentivati, bloccato tutti gli automatismi interni. E per la prima volta in 50 anni abbiamo fatto un bando per l’assunzione di dirigenti dall’esterno”.
“È vero che le cose che facciamo non riescono a passare in maniera adeguata attraverso alcuni organi di informazione regionale”, ammette Soru riferendosi al principale gruppo editoriale della Regione, il gruppo dell’Unione Sarda di Sergio Zuncheddu. “In due anni e mezzo, pur avendolo richiesto, non sono stato mai intervistato né dal giornale, né dalla televisione. Qualcuno si chiederà  perché questo avvenga e la risposta non può che essere nella scelta di schieramento politico estremanente marcato di questo gruppo”.
Sulla recente polemica che lo ha coinvolto per la gara sulla pubblicità  istituzionale della Regione vinta dall’agenzia Saatchi & Saatchi, che in passato ha lavorato per Tiscali, Soru così ribatte: “Se avessimo deciso di affidare tutto per chiamata diretta a Saatchi&Saatchi e gli avessimo detto ‘devi investire tutto nei media locali’ non ci sarebbe stato nessun clamore. Ma noi abbiamo fatto una scelta professionale, puntando a far conoscere la Sardegna e i suoi prodotti fuori dall’isola e non in casa nostra. In passato, invece, la maggior parte di queste risorse venivano spese per campagne promozionali all’interno dell’isola e i fondi della comunicazione finivano in gran parte col finanziare l’editoria della Sardegna. Questo è il vero motivo del contendere e non chi ha vinto”.

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