Sindacati e associazioni – Fieg. Discutere, ma su tutto

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 368, Dicembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Alberto Donati, capo della delegazione della Fieg alle trattative sul contratto nazionale dei giornalisti: “Lo abbiamo detto fin dall’inizio: questo è un settore che sta evolvendo con grande rapidità  e a cui ormai non si possono più applicare le regole passate”. dichiara Donati che spiega quali sono i nodi da sciogliere: “Innanzitutto, il costo del lavoro. E su questo punto siamo seri: non è vero come qualcuno si ostina a proclamare che gli editori vogliono tagliare il costo del lavoro del 30%. Non lo vogliono e anche se lo volessero non potrebbero farlo. Gli editori, invece, vogliono evitare che nel settore editoriale, a differenza di tutti gli altri dell’industria, il costo del lavoro giornalistico cresca del 5-6%, quando l’inflazione è al 2%, la pubblicità  non cresce e le copie diffuse ristagnano. E ciò avviene per effetto di automatismi antichi, abbandonati da anni in altri settori, e che gli editori non sopportano più”.
L’altro punto è la flessibilità . “Anche in questo caso non si tratta di uno scontro ideologico sulla Biagi, per altro legge dello Stato”, afferma Donati. “Insomma, gli editori chiedono che l’utilizzo delle risorse giornalistiche all’interno dell’azienda sia meno rigido. Chi entra per la prima volta sul mercato ha un quarto dei costi rispetto a un editore impegnato da tempo in questo business. Nessuno vuole cacciare giornalisti o spostarli in maniera selvaggia. Ma, per esempio, in caso di nuove iniziative avere la possibilità  di utilizzare risorse interne che magari sono in esubero in qualche altra testata. Invece, i giornalisti sono rigidamente legati al loro posto. È una situazione pericolosa: se continua così, molte testate, a cominciare dalle meno forti, rischiano la crisi”.

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