Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 367, Novembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Levi ha eliminato l’articolo che introduceva il diritto di copyright sulle rassegne stampa e quello che obbligava i giornali titolari di contributi a pubblicare gratuitamente la pubblicità  istituzionale. Con la soppressione dell’articolo 26 ha invece eliminato quel  riferimento al legame tra l’erogazione dei contributi e le risorse disponibili che aveva così allarmato le testate che godono di sovvenzioni. La norma, infatti, subordinava l’erogazione dei finanziamenti alla disponibilità  di fondi del Dipartimento per l’editoria: cosa che avrebbe leso il “diritto soggettivo” ai contributi rendendo, ad esempio, difficile se non impossibile ottenere dalle banche delle anticipazioni. “I contributi saranno pagati nell’anno”, ha spiegato Levi illustrando le modifiche. “E quando necessario le quote eventualmente non pagate saranno erogate con delle rateizzazioni nell’anno immediatamente successivo”.
Intanto nei conti del dipartimento Editoria si è aperta una nuova falla, parzialmente arginata dai 40 milioni di euro reperiti grazie all’emendamento del relatore della Finanziaria alla Camera, Michele Ventura (Ds). A differenza di quanto ottenuto dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, per le televisioni, il sottosegretario Levi non è infatti riuscito a salvaguardare l’editoria dal taglio del 12% imposto a tutti i ministeri e anche al suo dipartimento. A conti fatti, dei circa 90 milioni tolti complessivamente (50 dal decreto Bersani del luglio scorso, più il taglio del 12%), la Finanziaria ne restituisce 110 (70 già  previsti in tabella più i 40 dell’emendamento Ventura): comunque pochi rispetto al fabbisogno, che è di circa 550 milioni di euro all’anno, cioè 100 in meno di quanto attualmente disponibile.
È anche per questo che, con una iniziativa non concordata con i responsabili di settore della maggioranza, il diessino Ugo Sposetti ha presentato un emendamento che ha molto allarmato la Fieg. Obiettivo: ridurre la spesa per le tariffe postali agevolate. Accortosi dell’entità  di questi fondi messi a disposizione dalla presidenza del Consiglio (nel mirino c’era innanzitutto Il Sole 24 Ore che diffonde circa un quarto delle copie in abbonamento), Sposetti ha messo nero su bianco due righe che – se accolte – escluderebbero dalle tariffe postali agevolate i quotidiani e i periodici il cui fatturato annuo deriva per almeno il 30% dagli introiti pubblicitari. “Ma questa misura rappresenterebbe un aggravio dei costi per la quasi totalità  delle testate”, è stata l’osservazione di molti deputati della maggioranza.


(le cronache parlamentari sono state chiuse il 10 novembre)

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