Rubriche – Lettera da Parigi. Quillot, un Colao in riva alla Senna

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 365, Setttembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Internet ha fatto una nuova vittima: Gérald de Roquemaurel, dal 1997 capo indiscusso del gruppo Hachette Filipacchi Médias che pubblica 260 periodici in 34 Paesi. Accusato di non aver saputo investire per tempo nella rivoluzione digitale, messo alle strette dalla caduta delle vendite e dei ricavi pubblicitari che la stampa, quotidiana e periodica, registra ovunque nel mondo – con la parziale eccezione dei Paesi asiatici emergenti – de Roquemaurel era ormai da tempo nel mirino della Borsa e degli analisti finanziari, che non gli perdonano la caduta progressiva del margine operativo della società , sceso dai 213 milioni del 2000 ai 161 del 2005 (su un fatturato di 1,863 miliardi di euro) e ai circa 130 previsti per quest’anno. Cioè una redditività  di circa il 6% contro l’11,7% preteso da Arnaud Lagardère, il presidente del gruppo omonimo succeduto nel 2003 al padre Jean-Luc, fondatore dell’impero. Né va dimenticata la strenua resistenza che de Roquemaurel, uomo di stampa con poca simpatia per la televisione, ha opposto per tre anni alla volontà  di fusione di tutte le attività  media in un’unica società , dominata dai dirigenti del polo audiovisivo, alla quale Arnaud Lagardère pensa da quando ha preso le redini del comando.
Ma se la sorte di Gérald de Roquemaurel (da trent’anni in Hachette Filipacchi Médias) era praticamente segnata dal marzo 2003, quando Jean-Luc Lagardère morì improvvisamente lasciando il gruppo nelle mani del figlio, non era per nulla scontata la scelta di un manager come Didier Quillot – proveniente da Orange, filiale di France Télécom e principale operatore francese di telefonia mobile – per la presidenza del gruppo che nascerà  dalla fusione Hachette Filipacchi Médias e il polo audiovisivo Lagardère Active.
Il 47enne Didier Quillot, ingegnere con specializzazione nella finanza internazionale, ha alle spalle una carriera nelle telecomunicazioni a Thomson Csf, poi in una filiale industriale di Canal+ e infine a France Télécom. Ha fama di essere un eccellente commerciale, che ha sempre sognato di diventare un giorno presidente di una rete televisiva. Anche Arnaud Lagardère punta alla tivù, ma finora è riuscito soltanto a divenire azionista di Canal+ con il 20% del capitale. Sia Arnaud Lagardère che Quillot hanno molta più fiducia nell’avvenire di Internet che in quello della stampa. Il giovane Lagardère l’ha detto chiaramente al Journal du Dimanche, una delle testate di Hachette: “Allo stato attuale, la stampa tradizionale ha al massimo una decina d’anni davanti a s锝. E Quillot, appena arrivato, ha ribadito il concetto davanti a giornalisti e manager inquieti e un po’ sbalorditi.
La Borsa sembra fiduciosa, anche se tra i dirigenti dei due poli che formeranno il nuovo gruppo, in particolare tra quelli delle concessionarie di pubblicità , è già  guerra aperta. I prossimi mesi, per il Colao in riva alla Senna, si annunciano agitati.


Pubblicità : Internet e tivù
in forma smagliante
Il mercato pubblicitario ha ripreso a crescere nel 2006, e crescerà  ancora nel 2007. Secondo il centro media Optimum Media Direction (Omd) l’incremento sarà  del 3,8% quest’anno – mentre Mpg del gruppo Havas prevede soltanto un +2,9% – e del 3,4% il prossimo. Ma nel 2006 la nuova manna è stata intercettata pressoché per intero dalla tivù (+4,5%), dalla stampa gratuita (+4,4%) e, soprattutto, da Internet (+45,2%). Vacche magre invece per quotidiani e periodici, vicini allo zero, e per radio e affissioni che non arrivano a un +2%.
L’anno prossimo Internet crescerà  ancora del 46% (e la sua quota di mercato toccherà  il 6,8%, per un totale di 810 milioni di ricavi netti contro i 1.040 della stampa quotidiana), e per i mezzi tradizionali si prospetta una nuova recessione. Salvo che per la tivù, che beneficerà  appieno dell’autorizzazione a trasmettere spot della larga distribuzione, settore finora escluso dalla pubblicità  televisiva. Omd prevede che 200 milioni supplementari entreranno nelle casse delle reti televisive e usciranno da quelle della stampa, della radio e delle affissioni, tutte previste in rosso nel 2007. La battaglia degli sconti si annuncia feroce.


I candidati presidenti preferiscono il libro
Naturalmente tutti vogliono essere invitati in tivù e, per apparire moderni, creano siti Internet e blog. Ma, con ogni evidenza, i candidati alla presidenza della Repubblica (le elezioni si terranno nell’aprile 2007) continuano a ritenere il buon vecchio libro un mezzo essenziale per legittimare le loro aspirazioni. Sette di loro  ne hanno già  pubblicati, altri sette stanno per farlo. Il favorito della destra, l’attuale ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, ha venduto 185mila copie di ‘Testimonianza’, un’opera con la quale cerca di apparire ‘più umano’ agli elettori. Lionel Jospin, che ha finito per rinunciare alla candidatura, ha venduto 52mila copie di ‘Il mondo come lo vedo’. Insomma delle buone tirature, anche se lontane anni luce dal milione di copie vendute nel 1976 da Valéry Giscard d’Estaing, allora presidente, con ‘La democrazia francese’. Soltanto Jean Marie Le Pen, capo carismatico dell’estrema destra e proprietario di una piccola casa editrice, non ha mai scritto nulla: “Perché gli editori mi boicottano”, dice lui.
Resta il caso un po’ particolare di Ségolène Royal, la favorita dei sondaggi a sinistra. Specialista del contropiede, tanto nei confronti degli avversari che dei suoi amici politici, Ségolène aveva scelto di pubblicare a puntate un libro virtuale sul suo sito Internet ‘Desirsdavenir’. Ma dopo il primo capitolo, uscito in giugno, più niente. Sofisticato marketing dell’attesa o crisi d’ispirazione? Prima di Natale, dicono i suoi collaboratori, avremo la risposta.

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