Televisione – Tivù locali. Intervista a Maurizio Giunco

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 366, Ottobre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


“Il principale ostacolo allo sviluppo è che ci sono troppi operatori. Con 600 emittenti locali non abbiamo paragoni al mondo. E pensi che quando fu varata la legge Mammì nel ’90 se ne contavano 900″, dichiara Giunco, auspicando che il settore delle locali divenga un vero mercato con le risorse pubblicitarie che gli competono: “L’80% delle risorse si concentrano su poco meno di un centinaio di emittenti. Di queste, 20 fanno una bella televisione e sono quelle che raggiungono gli ascolti più interessanti. 50 hanno una programmazione accettabile. Ma tutte le altre come vivono? Molte imbottiscono i palinsesti di televendite, altre mandano in onda maghi, vendite di pronostici per il Lotto o numeri erotici, una programmazione che sta svalutando la percezione che si ha della televisione locale. Normale che gli investitori pubblicitari facciano di tutta l’erba un fascio e preferiscano non pianificare le nostre televisioni, penalizzando anche le migliori emittenti. Un’orribile storia come quella di Vanna Marchi ha avuto effetti deleteri su tutto il nostro mondo che in quell’anno ha subito una flessione del 20% degli introiti pubblicitari”.
“Forse occorre ridurre gli affollamenti pubblicitari di Rai e Mediaset”, indica Giunco. “Le reti nazionali possono veicolare troppa pubblicità  e così le tariffe si abbassano. Non a caso in Italia uno spazio costa cinque volte meno che in Francia. Vedrà  che se si riducono gli affollamenti, i prezzi saliranno e il mercato si riequilibrerà “.

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