Servizio di copertina – La svolta di Telecom Italia

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 365, Setttembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Non è il caso di parlare di ‘media company’ a proposito del nuovo modello di business di Telecom Italia deciso l’11 settembre con la riorganizzazione del gruppo. Lo sostiene Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb. “Una media company è tale se l’80% del suo fatturato è generato dalla vendita di contenuti e questo non mi pare che sia il nostro caso”, afferma Parisi. “Il modello a cui tende Telecom Italia è piuttosto il triple play (telefono, Internet e televisione), ovvero quello stesso modello che noi abbiamo pensato con sei anni di anticipo e sul quale stiamo lavorando dal 2001. Che poi questo modello sia realizzabile da una realtà  come Telecom Italia è tutto da vedere. Ad esempio occorre un livello di qualità  della rete che Telecom ancora non ha, come testimonia il mancato decollo di Alice Tv, la loro Ip Television. Se immaginano una partnership con Murdoch dovranno armonizzare reti diverse e diverse piattaforme, mentre noi abbiamo una rete costruita specificamente sul modello triple play”.
Parisi giudica comunque in modo positivo l’ingresso di Telecom Italia sul mercato della tv via Internet. “Noi siamo convinti che il futuro sono tante, diverse piattaforme: la tv via Internet, il satellitare, il digitale terrestre”, dice l’amministratore delegato di Fastweb. Più Ip Tv c’è, meglio è per noi, che siamo stati i primi e siamo, come dire, i più attrezzati: abbiamo sei anni di esperienza nella gestione della piattaforma, nell’acquisto dei diritti e nella distribuzione dei contenuti. No, davvero non ci prende il panico perché il gigante Telecom sceglie di giocare sul nostro campo. E questo vale anche per altri grandi operatori”.
E se dopo il riassetto di Telecom, Tim fosse venduto a un operatore straniero? Secondo Parisi non sarebbe una catastrofe. “Io penso che questa eventualità  non debba preoccupare dal punto di vista del sistema Paese. Abbiamo tuttora un grande asset nella tecnologia delle telecomunicazioni. Quello che dispiacerebbe è se svanisse il know how tecnologico e in Italia rimanesse soltanto una struttura commerciale. Comunque non vedo un rischio di tenuta economica del Paese. Basta pensare alla vicenda di British Telecom in Gran Bretagna, costretta a dimagrire del 50% delle quote di mercato interno dall’authority inglese e costretta a vendere tutti gli asset vendibili. Come è andata si sa: British Telecom oggi è il primo operatore globale al mondo”.

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