Sindacati – Fnsi. Un anno e mezzo senza contratto dei giornalisti

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 365, Setttembre 2006, di ‘Prima’


“In queste condizioni la ripresa delle trattative è difficile: non ho mai visto gli editori così compatti”, dice Alberto Donati. “Le diffusioni dei giornali sono ferme e la pubblicità  non va così bene come si pensa. A questo punto la televisione fa sconti e raccoglie investimenti a man bassa. Chi ci rimette è la carta stampata. E se le aziende della carta stampata vanno in crisi non c’è occupazione che tenga. Finché il costo del lavoro per gli editori è così alto, il contratto non si schioda da come è oggi. Non c’è problema. Continueremo ad applicare quello precedente”.
Scatti di anzianità , doppia contrattazione (collettiva e aziendale) e flessibilità : questi i tre punti fondamentali che gli editori pongono come pregiudiziale per riprendere le trattative con la Fnsi. “Il costo del lavoro è un problema centrale”, tiene a sottolineare Donati. “Non esiste che noi dobbiamo viaggiare a un ritmo di aumento dei costi del 5-6% l’anno. È un onere insostenibile. E, questa volta, il problema è strutturale. Oggi chiunque può irrompere sul mercato dell’editoria con un terzo dei costi che devono sostenere invece gli altri editori. In questo modo si mette in discussione la stessa sopravvivenza del mercato. Allora il sindacato deve accettare di ridiscutere il nodo del costo del lavoro, altrimenti non andiamo da nessuna parte. Prendiamo i tre esempi che ho citato. Gli scatti di anzianità : non c’è nessun altro settore industriale che li ha e non è un caso, perché è una voce che è sotto il controllo di nessuno. E la doppia contrattazione? Perché mai bisogna contrattare due volte, in sede nazionale e in azienda? C’è poi la legge Biagi che è legge dello Stato e, volenti o nolenti, va rispettata. Ma non è tanto la legge Biagi in sé. Il problema è la flessibilità . Che esiste solo sulla carta. La mobilità  va applicata. Il giornalista dipendente non può accampare il diritto di relazionarsi solo con la sua testata ma con l’azienda. Su questi punti notiamo che il sindacato non fa un passo avanti. E se le cose rimarranno così, non ci sono i presupposti per riprendere in alcun modo le trattative”,
“Entro Natale o si firma o siamo pronti a fare dodici giorni di sciopero”, ribatte duro Serventi Longhi. “E non si illudano gli editori, la categoria dei giornalisti è ben decisa a sostenere quel che vado dicendo. Valutino bene gli editori quali saranno i loro costi aziendali con un braccio di ferro così duro”.
Il segretario del sindacato dei giornalisti aggiunge: “La Fieg sappia che noi siamo disposti a trattare su tutto. E sottolineo tutto, anche sul costo del lavoro. Chiediamo agli editori di discutere i punti della nostra piattaforma. Ci sono alcuni obiettivi che possono essere comuni. A partire da quelli sulla previdenza. La Fieg accetti l’invito del ministero del Lavoro e riprendiamo il tavolo delle trattative. Per trovare un’intesa bisogna verificare, approfondire, discutere”.

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