Televsione – Rai. La riforma di Gentiloni

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 364, Luglio/Agosto 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, vuole riformare il sistema televisivo italiano partendo dalla Rai, per cui ha un piano molto radicale e una buona spalla: il nuovo direttore generale Claudio Cappon
È frenetico il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che si muove tra impegni istituzionali e relazioni pubbliche per fissare i primi paletti di riforma del sistema televisivo, scoprendo poco alla volta i punti fermi della sua strategia. La prima decisione ufficiale è stata quella di rinviare di due anni, al 1° marzo e all’8 ottobre del 2008, il passaggio dall’analogico al digitale in Sardegna e in Valle d’Aosta, previsto per il 31 luglio. Questo vuol dire che tutta la partita del digitale si sposta nel tempo e che il passaggio definitivo al nuovo sistema si profila per il 2012. Il ministro ha annunciato la frenata in una conferenza stampa, presenti i presidenti delle due Regioni, Renato Soru ed Ego Perron, senza nemmeno informare in anticipo Mediaset, Rai e Telecom Italia, i broadcaster impegnati sul digitale abituati con i precedenti ministri di centrodestra a essere al centro del sistema.
 Archiviata la strategia della digitalizzazione a tappe forzate e dei decoder assistiti, Gentiloni ha spiegato alle numerose aziende delle tlc e della televisione riunite il 3 luglio da Key4Biz e Isimm a Roma che “il digitale terrestre non è un problema solo dei broadcaster e del servizio pubblico”, e che “il governo ha interesse a entrare in gioco”, citando come esempio il modello inglese “in cui broadcaster, editori e istituzioni cercano di fare sistema”.

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