Opinioni – Massimo Teodori. Il micidiale intreccio tra giornalisti e inquirenti

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 363, Giugno 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Diciamoci la verità : il micidiale intreccio tra giornalisti e inquirenti può divenire un cocktail esplosivo che corrompe lo Stato di diritto e distrugge l’immagine del cittadino. Ma può anche aprire la strada
maestra all’avanzata della giustizia e della verità  quando è maneggiato con misura e responsabilità . Il procuratore della Repubblica che lascia passare delle notizie coperte dal segreto istruttorio favorendo il giornalista amico in un’inchiesta delicata può produrre effetti contrastanti. Può mettersi al riparo degli insabbiamenti che gli vengono dall’alto ed essere così aiutato nell’opera di accertamento di un affare scomodo, oppure può condizionare la libera interpretazione del giornalista che diviene prigioniero del rapporto privilegiato e sotterraneo: “Ti do documenti interessanti ed esclusivi se sostieni sul tuo giornale il mio punto di vista…”. La recente storia della Repubblica è segnata dal rapporto tra stampa e magistratura. Nel bene e nel male. Le campagne contro la corruzione non sarebbero andate avanti in sede giudiziaria se non avessero avuto il sostegno della stampa che le ha cavalcate anche per ragioni di cassetta. Ma il trasferimento dei processi sui grandi media con la propalazione di sentenze subliminali preventive affidate agli umori dei lettori, è servito anche a distruggere alcuni elementari diritti del cittadino. L’articolo 27 della Costituzione, “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, è andato spesso in frantumi con la demolizione delle immagini personali compiuta ai danni di indiziati e imputati che poi risultavano innocenti. È la storia di Tangentopoli e Mani pulite, ed è la storiaccia di quei megaprocessi (vedi Cogne) trasferiti in video per solleticare gli istinti più bassi del popolo televisivo e gonfiare il protagonismo e le vanità  di inquirenti e magistrati. Quanti pubblici ministeri e avvocati sono finiti in Parlamento grazie ai servizi loro assicurati da giornalisti compiacenti. Il cocktail micidiale tra stampa e magistratura ha in alcuni casi trasformato lo stesso modo di svolgere le professioni del pubblico ministero, del giornalista giudiziario e dell’avvocato in cerca di clamore. Bisogna allora chiedersi quale senso abbia e quali effetti avrà  il decreto legislativo (n.106 del febbraio 2006) emanato dall’ex ministro della Giustizia Castelli sulla “riorganizzazione dell’ufficio del pubblico ministero” che, in sostanza, limita fortemente i rapporti tra le procure della Repubblica e la stampa. Il decreto prescrive che i rapporti debbano essere tenuti esclusivamente dal procuratore della Repubblica, vieta la divulgazione dei procedimenti coperti dal segreto, prescrive che le informazioni sulle procure non possano essere attribuite ai singoli magistrati assegnatari, e persegue i magistrati che aggirano questi divieti. Si comprende come queste disposizioni affrontino frontalmente le distorsioni verificatesi in questi anni che hanno dato luogo a una specie di ‘costituzione materiale’ delle procedure giudiziarie e dei diritti dei cittadini, talvolta in contrasto con le linee fondamentali della Costituzione come nel caso dell’articolo 27. Ora, però, con il decreto Castelli, si corre il pericolo che il pendolo vada dalla parte opposta a quella finora seguita, determinando nuove e diverse distorsioni a danno della libertà  di stampa e dei diritti dei cittadini alla libera informazione, anch’essi costituzionalmente garantiti anche dalla Corte. Non ci troveremo mica di fronte alle veline dei generalissimi delle procure che asseriscono le loro insindacabili verità  senza possibilità  di smentita? Se le prescrizioni che tappano la bocca ai procuratori ciarlieri e impediscono gli insani rapporti strumentali tra giornalisti e pubblici ministeri, alla fine si rivelassero un bavaglio per la stampa e favorissero le manovre insabbiatrici dei responsabili delle procure nei confronti di loro subordinati troppo dinamici, saremmo caduti dalla padella nella brace. Com’è stretta la via della libertà , del diritto e della responsabilità !

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale