Rubriche – E la banca va. La vendetta

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 363, Giugno 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Chissà  quanto veleno Fiorani deve aver trangugiato leggend le cronache dei giornali dell’ultimo anno. Da quando la sua stella ha cominciato ad appannarsi piena di sputacchiate da parte di magistrati, politici e come se non bastasse pure da giornalisti. Ma come, lui che con i giornalisti aveva sempre mostrato tanta disponibilita e simpatia! E poi proprio quelli del gruppo Rcs con le campagne velenose del Corriere della Sera, con le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche. E così, appena gli è capitata l’occasione, l’ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, poi ribattezzata Banca Popolare Italiana, … zac ha reso pan per focaccia e parlando, parlando e parlando con i magistrati durante i mesi trascorsi nel carcere milanese di San Vittore ecco che il simpatico banchiere ha lasciato cadere come una goccia di saliva avvelenata la notizia di aver corrisposto 30mila euro al direttore del Mondo, Gianni Gambarotta, per “ottenere un atteggiamento di benevolenza” da parte della testata della Rcs Periodici. E la stilettata verbale, raccolta come tutti gli interrogatori di Fiorani in un cd rom, è apparsa sabato 13 maggio in una paginata del Corriere della Sera, quotidiano a cui Il Mondo viene allegato ogni venerdì.
Facile capire che il quotidiano diretto da Paolo Mieli non ha potuto che pubblicare una notizia su cui la concorrenza si sarebbe buttata a capofitto. Ma per Gambarotta è stato come essere investito da un Tir lanciato a piena velocità . Proprio lui che, stando alle intercettazioni pubblicate l’estate scorsa, sarebbe stato preso a calci nel culo da Stefano Ricucci, cioè un sodale di Fiorani, se all’immobiliarista romano fosse riuscita la scalata al Corriere della Sera.
Gambarotta ha subito smentito di aver preso personalmente del denaro da Fiorani e ha spiegato di aver stipulato con la Bpi un accordo commerciale che prevedeva la sottoscrizione di 5mila abbonamenti da parte della banca lodigiana che, come ha raccontato lo stesso direttore del Mondo a Prima (vedi n. 362, pag. 13), “allora era una banca come un’altra che, tra l’altro, sponsorizzava la rivista degli analisti finanziari”. Fatti i suoi accertamenti, l’editore ha confermato la fiducia a Gambarotta che, pochi giorni dopo, ha chiesto e ottenuto di autosospendersi per tre settimane, a partire dal 29 maggio, e di lasciare al vice direttore Marco Santarelli la direzione del settimanale. Motivo, potersi difendere meglio, senza coinvolgere l’azienda, in vista dell’interrogatorio davanti al Gip Clementina Forleo e alla presenza degli avvocati degli altri inquisiti, che ha impegnato Fiorani a partire dal 26 maggio. Poi, visto che dall’incidente probatorio di fatti relativi ai giornalisti non se ne è proprio parlato, Gambarotta è tornato al suo lavoro.
Nella vicenda c’è da capire come il settimanale economico del gruppo editoriale che ha una compagine azionaria affollata di banche (Mediobanca, Intesa e Capitalia), tutte acerrime nemiche del banchiere lodigiano, avesse rapporti commerciali con Fiorani, mettendo addirittura di mezzo proprio il direttore. E c’è da aggiungere che durante l’autosospensione di Gambarotta l’editore si è cautelato e ha esaminato la possibilità  di trovare un sostituto alla direzione del giornale. Tra gli altri, sono stati sondati due giornalisti del Corriere – l’ex vice direttore Massimo Gaggi, ora negli Usa, e il capo della redazione economica Daniele Manca – che, però, si sono detti non disponibili.

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