Televisione – Digitale terrestre. Tutto da rifare

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 363, Giugno 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Con l’insuccesso del passaggio dall’analogico al digitale nelle due aree pilota della Sardegna e della Valle d’Aosta può dirsi conclusa la prima fase del digitale terrestre nostrano. Il progetto della
digitalizzazione delle due regioni doveva servire da sperimentazione per poi dare progressivamente il via al passaggio alla nuova tecnologia in altre aree geografiche; invece il nuovo sistema, malgrado i 250 milioni di sussidi pubblici distribuiti in due anni, sul territorio nazionale ha raggiunto solo 3,8 milioni di famiglie, di cui almeno un milione, secondo le stime, non lo utilizzano. Un mercato freddino a cui fa da riscontro una posizione ancora meno entusiasta del nuovo ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che fa pensare che il copione del digitale terrestre verrà  ampiamente ritoccato.
È noto che al primo punto del programma del nuovo ministro, che di televisione si occupa da anni – prima come responsabile del dipartimento Comunicazione della Margherita e poi come presidente della commissione di Vigilanza della Rai – c’è la revisione della legge Gasparri. E Gentiloni ha cominciato subito a lavorare per smontarla partendo proprio dal fronte delle risorse trasmissive, cioè le frequenze, bene primario del sistema televisivo, ancora più importante nel nuovo mondo digitale (sul tema ha scritto Carlo Rognoni, consigliere diessino della Rai: vedi Prima n. 261, pag. 22, o www.primaonline.it/documenti).

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