Opinioni – Massimo Teodori. La stampa fa e disfa D’Alema presidente

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 362, Maggio 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Fino a che punto è stata la stampa a fare e disfare Massimo D’Alema presidente della Repubblica? Molti sono gli indizi che alcune grandi firme hanno avuto un peso, se non decisivo, certo importante, prima nel
lanciare la candidatura (Ferrara, Feltri, Rossella), quindi nell’affossare il leader diessino (Scalfari, Mieli, Mauro). Non dico che il potere dei media ha sostituito i partiti, ma semplicemente che le forze politiche possono essere state influenzate e condizionate da quello che hanno scritto alcuni autorevoli giornalisti, considerati interpreti di settori importanti dell’opinione pubblica. Non si spiegherebbe altrimenti perché, caduta la candidatura D’Alema, Giuliano Ferrara, che ne era stato il maggiore sponsor, si indirizzava quasi con rabbia all’altro king maker per eccellenza, Paolo Mieli: “Questa vittoria della statica (Napolitano) sulla politica sarebbe il trionfo della trasparenza sulle gherminelle, caro amico Mieli?”.
Per esercitare una moral suasion su Berlusconi il patron del Foglio confezionava un’idea suggestiva e lanciava un’iniziativa del tutto innovativa. Era l’idea che il Paese avesse bisogno dell’incontro della politica (D’Alema) con l’antipolitica (Berlusconi) per uscire dalla palude. Ed era  l’iniziativa di un programma presidenziale enunciato attraverso un’intervista a Piero Fassino. Alla fine, però, era proprio il singolare pacchetto elettoral-presidenziale, messo nello zaino del candidato al Quirinale e  sostenuto anche da Vittorio Feltri e Carlo Rossella, che offriva il pretesto agli avversari di un presunto presidente forte come D’Alema.
Quel che mi ha colpito nell’affossamento di D’Alema è stato che gran parte del fronte giornalistico ha seguito la stessa tattica: partire con l’esaltazione delle specialissime qualità  politiche del leader e arrivare con un giudizio negativo basato proprio sulla loro inidoneità  per la presidenza della Repubblica. Non c’è stato commentatore di destra, di centro e di sinistra che di D’Alema abbia taciuto l’intelligenza, la forza, il temperamento, la passione politica, l’esperienza e il coraggio. Leggendo la prima parte degli articoli dei grandi giornali si aveva l’impressione che esistesse solo un animale politico in grado di elevarsi al di sopra degli omuncoli di Montecitorio, Palazzo Madama e dintorni. Ma poi arrivava la mazzata.
Giordano Bruno Guerri sul Giornale riconosceva in D’Alema “uno straordinario talento e intelligenza politica”; Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera lo qualificava “uomo di temperamento, autorevole e di grande esperienza”; Riccardo Barenghi sulla Stampa testimoniava che “D’Alema in questi dieci anni è stato il meno comunista di tutti”; Giampaolo Pansa sull’Espresso ne metteva in evidenza “carattere, intelligenza, senso delle istituzioni, moderazione”; Gad Lerner ricordava come fosse “troppo appassionato della politica”. Perfino Francesco Merlo sulla Repubblica, prima di colpire il “D’Alema che è i suoi baffi”, voleva ricordare “la sua forza nascosta” che viene dalla “leggenda trasversale  dell’uomo di carattere che piace alla destra perché con la politica tiene buoni i cani dell’ideologia e con l’intelligenza soddisfa la dura necessità  delle cose, si tratti di giustizia da ridimensionare, di Mediaset da proteggere o di far posto a qualcun altro, si chiami Bertinotti o Napolitano”.
Ma dietro al coro sullo straordinario lider maximo i grandi giornali nascondevano il bacio della morte messo sotto accusa dal Foglio che, all’elezione di Giorgio Napolitano, titolava sarcasticamente ‘Cari Mieli, Rossanda, Scalfari’ per additare i nemici del suo candidato. A cui non avevano giovato neppure i messaggi lanciati da alcuni poteri forti come Fedele Confalonieri, patron di Mediaset, che dichiarava con schiettezza lombarda “D’Alema è uno con la testa”, e come Guido Rossi che sentenziava “D’Alema è il più attrezzato, ha una straordinaria onestà  intellettuale e a suo modo è un moralista… È un vero liberale”.
Questa, davvero, non l’avevo mai sentita.

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