Personaggi – Franco Morganti. Fa il punto si tivù e telecomunicazioni

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 361, Aprile 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Televisione sul telefonino, tv satellitare, Iptv via Internet, digitale terrestre: quale di queste piattaforme ha più possibilità  di sfondare dal punto di vista economico? ‘Prima Comunicazione’ l’ha chiesto a Franco Morganti, uno dei massimi esperti italiani di convergenza e i nuovi media digitali: è stato tra i fondatori di Reseau e di Databank, consulente per società  di telecomunicazioni e istituzioni pubbliche, fino a qualche mese fa consigliere di Wind e di Enel e oggi presidente dell’advisory board di ItMedia Consulting.
Morganti non è molto ottimista sul futuro del Dvb-h, la tv sul cellulare. “Se si guarda un gol sullo schermo e non si vede il pallone non si può essere ottimisti”, afferma. “Battute a parte, in generale non credo nella convergenza su un unico terminale. Il cellulare-televisore è come il coltellino svizzero: vuole essere un cacciavite, un cavatappi e una limetta, ma poi quando si prova ad usarlo si rinuncia”.
Più ottimista Morganti è sulle prospettive dei grandi gruppi telefonici. “Anche se, in questo momento, sono depressi in Borsa, gli ex monopolisti o ‘incumbent’ come vengono definiti in gergo hanno buone prospettive, grazie al ‘triple play’, il gioco triplo di voce, Internet e tv sui cavi del telefono”, dice Morganti. “Molti pensano che con l’arrivo di Skype i gestori telefonici andranno a picco. Io però faccio due considerazioni. La prima è che i gestori hanno già  tutta la rete su Ip, quindi dal punto di vista tecnologico sono nella migliori condizioni per fare il voice over Ip. Inoltre propongono sempre più tariffe ‘flat’; hanno escogitato l’astuzia dei contratti ‘tutto compreso’, dove le telefonate in pratica sono gratis. Io penso che anche sul Voip i grandi operatori finiranno per averla vinta”.
Morganti è ottimista anche sul futuro di Mediaset. “Se si vanno a leggere i bilanci, si vede che la tv in chiaro sostenuta della pubblicità  è un modello di business molto azzeccato. Mediaset ha un reddito prima delle tasse che supera il 20%, dopo le tasse supera il 10%. Avranno avuto tutti i privilegi possibili e immaginabili, però se uno si limita a guardare il modello di business, deve riconoscere che funziona bene”.
“Mediaset non ha mai voluto la tv via cavo in Italia, fin dai tempi della legge Mammì, ma non ha previsto che la ‘cable tv’ potesse arrivare sui cavi del telefono”, aggiunge Morganti. “All’epoca della privatizzazione di Telecom Italia, Mediaset avrebbe potuto prendere il controllo della società , anche senza fare un’Opa al 100% come ha voluto fare Colaninno. Non l’hanno fatto un po’ per ragioni politiche, perchè non volevano esagerare. Ma anche perché hanno sottovalutato il fatto che la tv via cavo sarebbe arrivata sul doppino telefonico invece che sul cavo televisivo. Noi tecnici lo dicevamo già  allora, ma non ci hanno creduto. Comunque, anche ora che le altre televisioni ormai ci sono, le mosse di Mediaset sono estremamente intelligenti. Hanno detto: tu fai la pay tv via satellite? e io la faccio con la scheda prepagata sul digitale terrestre. Insomma la piattaforma di Mediaset sta ancora in piedi”.

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