Sindacati – Fiom. La fabbrica delle idee

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 361, Aprile 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Che cosa succede se il più vecchio sindacato italiano (in molte città  è nato prima delle Camere del lavoro) decide di cambiare linguaggio e comunicazione? Accade a Torino, dove la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil – dunque della Fiat e dei suoi operai ma anche di centinaia di aziende più piccole e diverse – mette su casa per conto proprio e inaugura un’inedita ‘fabbrica delle idee’. Un segretario poco più che quarantenne, Giorgio Airaudo, appena riconfermato per la terza volta, si misura già  da qualche anno con strumenti impensabili fino a non molto tempo fa: la radio da ascoltare in fabbrica, le dirette dall’interno, gli intellettuali e gli artisti ‘amici’, che non solo prendono con qualche snobismo la tessera dell’organizzazione più aristocratica del sindacato ma cantano, filmano e pensano in favore di una working class data prematuramente per morta.
Oggi, la Fiom torinese ha oltre 22mila iscritti, il 21% di donne, il 9% tra i 20 e i 30 anni e il 27% tra i 30 e i 40, ciò che ne fa una delle categorie più giovani, con 2.500-3mila nuovi tesserati ogni anno.

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