Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Decreto Milleproroghe – Dl n. 273 – Nulla da fare per la legge Bonaiuti: lo scioglimento delle Camere ha fatto decadere la proposta di legge presentata dal sottosegretario all’Editoria che conteneva misure di sostegno al settore, in gran parte recepite nelle ultime due leggi finanziarie. Presentato quasi tre anni fa, il ddl non ha nemmeno superato il voto della commissione Cultura di Montecitorio e certamente non a causa dell’ostruzionismo dell’opposizione. La quale ha anzi più volte sollecitato la maggioranza parlamentare e il sottosegretario a un colpo di reni che però non è mai arrivato. L’ultimo tentativo da parte del centrosinistra di introdurre comunque il bonus carta – come chiedevano gli editori dopo che la misura è stata cassata nell’ultima legge finanziaria – è andato a vuoto il 9 febbraio quando il governo, ponendo il voto di fiducia sul decreto Milleproroghe, ha fatto decadere tutti gli emendamenti presentati al testo. Compreso quello che proponeva la triennalizzazione del bonus, presentato dai diessini Michele Ventura e Giuseppe Giulietti.
Intanto il presidente di Mediacoop, Lelio Grassucci, ha lanciato un appello al ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, affinché vengano rapidamente erogati i fondi stanziati nelle leggi finanziarie per l’emittenza radiofonica locale, bloccati da tre anni: “La situazione”, ha denunciato Grassucci, “sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte emittenti”.


Minori negli spot – Atto Senato n. 3296 – È stata definitivamente approvata il 25 gennaio la modifica della legge Gasparri nel punto in cui vietava l’utilizzo dei minori di 14 anni negli spot pubblicitari. L’attuale norma, approvata dal Senato con il voto contrario dell’opposizione, ha però introdotto il divieto di trasmettere pubblicità  di alcolici nella fascia televisiva protetta per i ragazzi. “La lobby dei pubblicitari e la logica del profitto hanno calpestato i diritti dei bambini”, è stato il commento di Tiziana Valpiana, capogruppo di Rifondazione comunista alla commissione Affari sociali della Camera. Era stato proprio un emendamento presentato da Rifondazione, e approvato con voto segreto nel corso dell’esame della legge Gasparri, a introdurre il divieto di utilizzare i minori negli spot, ora cancellato. Divieto che, secondo la maggioranza, aveva introdotto “degli effetti distorsivi” per il comparto pubblicitario, senza assicurare comunque un’effettiva tutela dell’infanzia.


Reati di opinione – Atto Senato n. 3538 – Niente più carcere per i reati di opinione, ma solo multe che potranno arrivare a 10mila euro. A oltre sessant’anni dalla nascita del Codice Rocco, il 25 gennaio il Senato ha approvato definitivamente il provvedimento che abroga o rivede una ventina di articoli del Codice penale. Le nuove norme, contrastate dal centrosinistra e volute dalla Lega, prevedono una sostanziale depenalizzazione della materia, con il passaggio dal carcere a multe più o meno salate per i reati di opinione e per le offese rivolte alle istituzioni repubblicane, ai simboli dello Stato, alle confessioni religiose. Riduzione sensibile anche delle pene carcerarie per i crimini di associazione sovversiva e attentato all’integrità , all’unità  e all’indipendenza dello Stato. “Un grande giorno per la democrazia”, ha commentato il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli (Lega).
Critico invece il centrosinistra. “Questa norma rappresenta l’ennesima occasione persa. Infatti la riforma dei reati d’opinione è stata dettata dall’urgenza di cancellare, con un colpo di spugna, le condanne a carico di noti esponenti della Casa delle libertà , in particolare della Lega”, ha affermato il verde Giampaolo Zancan, vice presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama. Le vignette su Maometto che in tutto il mondo islamico hanno provocato reazioni durissime, in Italia se venissero considerate come forma di offesa a una confessione religiosa non sarebbero punibili con il carcere ma solo con ammende fino a 6mila euro. Nell’aprile dello scorso anno il quotidiano Il Manifesto era stato querelato per vilipendio alla religione a causa del titolo ‘Il pastore tedesco’, pubblicato all’indomani dell’elezione di papa Benedetto XVI.


Interrogazioni e interpellanze – Il caso Italia Oggi – Lo Stato finanzia con milioni di euro anche gli editori che non rispettano le regole della convivenza democratica. Lo sostengono in un’interrogazione al presidente del Consiglio i deputati Giuseppe Giulietti (Ds) e Gerardo Labbellarte (Rosa nel pugno). I due esponenti del centrosinistra chiedono di “sapere se nel processo di ammissione alle erogazioni a sostegno dell’editoria, non si ritenga di dover subordinare tali erogazioni anche alla verifica del rispetto, da parte dei beneficiari, sia delle regole in materia di legislazione del lavoro sia delle disposizioni di altri organi istituzionali come, ad esempio, la magistratura”. Il riferimento è al caso del quotidiano economico Italia Oggi, diretto da Paolo Panerai, controllato da una cooperativa e partecipato da Class Editori che negli ultimi tre anni ha ricevuto dal fondo editoria contributi per 5 milioni di euro, ma da sei mesi – denunciano i due parlamentari – non ottempera alla sentenza della magistratura che ha ordinato il reintegro nel posto di lavoro di un giornalista ingiustamente licenziato quattro anni fa.

(le cronache parlamentari sono aggiornate al 10 febbraio)

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