Personaggi – Piergaetano Marchetti. Presidente di Rcs MediaGroup

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 359, Febbraio 2006, di ‘Prima Comunicazione’


“È evidente”, dichiara aPiergaetano Marchetti, “che il problema della libertà  di stampa è sempre centrale in un Paese libero e democratico. Anche se ormai si dovrebbe parlare di libertà  d’espressione, perché la stampa è solo uno dei mezzi con cui si fa informazione e si esprimono le idee. E tanto più una società  è complessa e si evolve in senso democratico, tanto più aumentano i rischi per la stessa libertà  di stampa. Noi cerchiamo di favorirla. Al massimo. Quindi, cerchiamo di essere degli amministratori rispettosi delle autonomie delle direzioni con le quali il contatto è frequente, perché ci sono problemi continui che interessano gli amministratori e le redazioni. Compito degli amministratori è fare da filtro tra le proprietà  e le direzioni. E cerchiamo di fare una gestione che soddisfi la proprietà “.
Marchetti parla anche delle varie forme di proprietà  di un giornale, a cominciare da quella un po’ composita del gruppo Rcs: “Il fatto che sia composita non è detto sia un male”, afferma. “Alcuni, come Cesare Romiti, il mio predecessore alla Rcs Quotidiani, sostengono invece, che sia meglio un proprietario unico a tanti proprietari. Ma devo dire che, stando alla mia esperienza, quando la proprietà  è frazionata e fa capo a molteplici soggetti con fisionomie e caratteristiche fra loro diverse, si presenta una situazione nella quale non si verificano pressioni preoccupanti. C’è chi dice che la formula migliore per la proprietà  di un’impresa editoriale sia la quotazione in Borsa. Già , ma la quotazione comporta una proprietà  diffusa, una public company, che può essere continuamente insidiata da tentativi di conquista o scalata che generano inquietudini.
“Infine”, continua Marchetti, “c’è chi è del parere che ogni problema sparirebbe se si affidasse la proprietà  di un giornale a una fondazione. Ma i giornali sono pur sempre un’impresa e si rischia che una fondazione si trasformi in una proprietà   un po’ troppo statica. Qualche stimolo di mercato e la concorrenza fanno bene alle imprese editoriali e a quelle giornalistiche. Insomma, è difficile individuare la formula ideale. Quel che si può fare è favorire l’autonomia delle direzioni, perché possano continuare a lavorare concentrandosi solo sul prodotto. E questo è quello che abbiamo cercato di fare per tutto il 2005, con tutti i problemi che ci sono stati”.

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