Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Legge Finanziaria – È andato tutto come previsto, per il settore editoria: la legge Finanziaria per il 2006 è stata approvata il 20 dicembre dalla Camera senza alcuna modifica rispetto al testo uscito dal Senato (che l’ha poi approvata in via definitiva il 22). Il voto di fiducia ha fatto decadere tutti gli emendamenti di modifica, compreso quello presentato dalla stessa maggioranza che ripristinava il bonus per la carta per circa 85 milioni di euro. “Non ci sono i fondi”, ha più volte ribadito il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas. Delusa la Fieg, la Federazione italiana editori, che in un comunicato denuncia una “grave penalizzazione” del settore. Rispetto agli anni passati, infatti, non solo non è stato rinnovato il bonus carta, ma è stato anche cancellato il credito d’imposta per il biennio 2006-2008; inoltre è stata rigettata la richiesta della Fieg di far rientrare il costo del lavoro giornalistico nel beneficio della riduzione dell’1%, come avviene per il costo del lavoro di tutti gli altri settori produttivi. La Finanziaria ha confermato per il triennio 2006-2008 soltanto 35 milioni di euro per il credito agevolato (50% in meno rispetto al triennio precedente); e il credito d’imposta è stato finanziato soltanto per il biennio 2004-2005 con 20 milioni di euro (8 in meno rispetto al biennio precedente). “È come se il governo avesse deciso di mandare allo sbando l’intero settore”, denuncia il deputato diessino Giuseppe Giulietti.

Contributi pubblici – La Finanziaria ha introdotto misure più restrittive per accedere ai fondi destinati all’editoria cooperativistica e di partito (commi 462, 465, 467 e 583), misure comunque più lievi rispetto a quelle previste in un primo tempo. Il centrosinistra – firmatario il diessino Michele Ventura – ha però presentato un ordine del giorno, accolto dalla Camera, in cui si chiede al governo di fornire una corretta interpretazione delle nuove disposizioni affinché non contrastino con le norme sul diritto societario, né siano applicate retroattivamente. Dal 5 gennaio sul sito del governo, www.governo.it, è “possibile trovare i contributi pubblici all’editoria, sia diretti sia indiretti, nel loro dettaglio”, come ha annunciato il sottosegretario con delega all’Editoria Paolo Bonaiuti (Forza Italia).
Televisioni locali – Dopo le proteste delle emittenti private locali, la Camera ha confermato lo stanziamento di circa 29,1 milioni di euro per il settore.

Authority – Nonostante le polemiche che la misura ha suscitato, il governo ha confermato a partire dal 2007 il taglio dei contributi alle varie autorità  di controllo. Di conseguenza l’Agcom, l’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni, dovrà  paradossalmente ricorrere al finanziamento da parte delle società  che essa stessa controlla. “Un’aberrazione”, è stata la denuncia dell’opposizione.

Decoder – Confermato il finanziamento di 10 milioni di euro per l’acquisto dei decoder per il digitale terrestre, ma solo per le regioni pilota Sardegna e Valle d’Aosta in cui il passaggio definitivo al digitale è stato però rinviato (con il cosiddetto decreto Milleproroghe) dalla fine del 2006 al 31 dicembre 2008. Proprio su questo capitolo si è aperto un fortissimo scontro politico, con l’Autorità  Antitrust che il 22 dicembre ha avviato un procedimento per conflitto d’interessi nei confronti del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su denuncia dell’opposizione di centrosinistra. La questione, già  sollevata dal senatore della Margherita Luigi Zanda, nasce dal fatto che la società  Solari.com, che distribuisce e commercializza i decoder per il digitale terrestre soggetti a contributi pubblici, è controllata dal fratello di Silvio Berlusconi, Paolo. Il fatto che il Consiglio dei ministri abbia deciso di porre il voto di fiducia – hanno denunciato i capigruppo del centrosinistra al Senato, tra cui Gavino Angius per i Ds e Willer Bordon per la Margherita – investe direttamente il capo del governo anche se si è allontanato dalla stanza al momento della decisione. “Secondo il nostro ordinamento, la posizione del voto di fiducia investe in via diretta e immediata la responsabilità  del presidente del Consiglio”, sottolineano i due senatori.
Dunque con il voto di fiducia Silvio Berlusconi sarebbe incorso nel conflitto d’interessi che, secondo quanto stabilito dall’articolo 3 della legge 215/2004, si configura anche quando l’atto governativo concede vantaggi ai “parenti entro il secondo grado” ovvero a “imprese o società  da essi controllate”. In seguito alla denuncia il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà , ha richiesto una serie d’informazioni in merito al meccanismo degli incentivi al ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi. Il quale ha spiegato che riguardano gli utenti e non le aziende. L’Antitrust ha infine deciso di avviare la procedura. “Mi sembra una cosa che dimostra la malafede di chi ha portato quest’accusa”, è stata la reazione del primo ministro. Nel corso della conferenza stampa di fine anno, Berlusconi ha precisato di non essere a conoscenza degli interessi del fratello Paolo: una cosa “risibile”, l’ha definita, annunciando tra l’altro che il fratello dismetterà  la sua partecipazione nella società .


Indagine Ue sui Decoder – Anche la Commissione europea ha deciso di vederci chiaro sugli incentivi che nel 2004 e 2005 la legge Finanziaria ha erogato per l’acquisto di decoder. Il 21 dicembre è stata avviata una procedura d’infrazione per le norme sulla concorrenza, relativa ai circa 200 milioni di euro erogati per incentivare l’acquisto dei decoder per la tecnologia digitale terrestre (la cui diffusione è stata decisa dalla legge Gasparri per superare il nodo del pluralismo e garantire a Mediaset il mantenimento delle sue tre reti analogiche). In base a quanto già  deciso per la Germania (condannata per violazione della concorrenza), la Commissione Ue ha dichiarato di essere favorevole agli aiuti di Stato ai consumatori per l’acquisto di decoder digitali, a patto però che questi siano “tecnologicamente neutrali”: cioè utilizzabili sia per il digitale terrestre sia per quello via satellite. Nel caso italiano, è stata la pay tv satellitare Sky a presentare nel maggio scorso un ricorso all’Ue, sostenendo che gli incentivi concessi dal governo distorcono “significativamente e in modo sproporzionato le condizioni di mercato nelle quali opera la società “. Secondo Bruxelles la procedura è stata aperta perché, anche se i beneficiari diretti del contributo sono i consumatori finali, la misura può costituire un vantaggio indiretto per le attuali emittenti televisive terrestri.

Raccomandata elettronica – La raccomandata elettronica con avviso di ricevuta del contenuto è ormai sul trampolino di lancio. Il 22 dicembre il Centro nazionale per l’nformatica nella Pubblica amministrazione (Cnipa) ha accreditato sei gestori nazionali del servizio, abilitandoli all’emissione di caselle di Posta elettronica certificata (Pec) in grado di spedire e ricevere istantaneamente raccomandate elettroniche, secondo i requisiti previsti dal decreto del ministro per l’Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, e dalla circolare di accreditamento predisposta dallo stesso Cnipa.
Sono stati finora ammessi a fornire il servizio di Posta elettronica certificata la Actalis, il Consiglio nazionale del notariato, la Eds Pubblica amministrazione, l’Infocamere, la It Telecom e la Postecom (Poste italiane). “Con questo adempimento il Cnipa mette a disposizione del sistema Paese, ossia dei cittadini e delle imprese oltre che della Pubblica amministrazione, un servizio particolarmente innovativo e rapido”, ha detto il presidente del Cnipa, Livio Zoffoli, sottolineando che “sarà  possibile utilizzare la Posta elettronica certificata con pieno valore legale, riducendo gli spostamenti e risparmiando fino al 90% rispetto ai costi della spedizione tradizionale”.


Codice dell’Amministrazione digitale – Entrato in vigore il 1° gennaio, il Codice pone il nostro Paese tra i primi al mondo nella digitalizzazione della Pubblica amministrazione e nei suoi rapporti con i cittadini e le imprese, come pure nelle relazioni tra privati. Promosso da Lucio Stanca, ministro per l’Innovazione e le tecnologie, il Codice è frutto di oltre due anni di lavoro giuridico ed è stato redatto in collaborazione con le amministrazioni statali interessate, le Regioni e le autonomie locali, e con il contributo di esperti del mondo universitario e imprenditoriale, organi professionali, associazioni di categoria.
La Pubblica amministrazione nel suo complesso spende cifre considerevoli in nuove tecnologie (circa 1.300 milioni di euro la Pa locale, circa 1.800 milioni di euro quella centrale) e ha dotato quasi tutti i dipendenti (il 91% dei posti ‘informatizzabili’) di una postazione in Rete. Ma a questo sforzo spesso non si è accompagnato un incremento effettivo di efficienza, quindi un risparmio nei costi di funzionamento. “Anche per questo”, ha precisato il ministro Stanca, “il Codice dell’amministrazione digitale pone le condizioni normative per realizzare un’amministrazione pubblica che sia più efficiente, elimini gli sprechi e costi meno, offrendo a cittadini e imprese il diritto d’interagire sempre, ovunque e verso qualunque amministrazione attraverso la Rete. Allo stesso tempo obbliga le amministrazioni a rendere disponibili on line tutte le informazioni”.
Il Codice introduce dunque una serie di vantaggi. Ecco i principali. Azzeramento dei certificati (art. 53): sono 35 milioni i certificati prodotti annualmente dalle pubbliche amministrazioni con un costo di circa 13,50 euro a certificato, cifra che sarà  ridotta attraverso la trasmissione telematica dei documenti tra amministrazioni e la condivisione dei database. Uso della posta elettronica (art. 6, 49, 50, 51, 52): sono stimati in 31 milioni i messaggi di posta elettronica inviati tra pubbliche amministrazioni e dalle Pa verso l’esterno ed è valutato in 18 euro il risparmio ottenuto per ogni e-mail che sostituisca il tradizionale messaggio via posta. Il Codice, riconoscendo piena validità  giuridica alle comunicazioni per via telematica, mette le basi per un incremento del loro numero e, soprattutto, per una sostituzione quasi totale della trasmissione cartacea.
Banca del riuso delle tecnologie (art. 70 e segg.): si tratta di una banca dati dei programmi informatici riutilizzabili, cioè di un elenco dei software applicativi di proprietà  pubblica disponibile presso il Cnipa. Prima di acquisire nuove applicazioni tecnologiche, le pubbliche amministrazioni dovranno verificare se sono disponibili soluzioni riutilizzabili, cedute in maniera gratuita dalle amministrazioni titolari. Il riuso ha lo scopo di abbattere i costi degli investimenti in tecnologie con un risparmio nella fase iniziale di almeno 45 milioni di euro; e di aiutare anche le amministrazioni con minore capacità  di spesa ad acquisire tecnologie innovative, facilitando il processo di erogazione di servizi avanzati a cittadini e imprese. Sportelli unici per le imprese (art. 9): diventano tematici e devono riorganizzarsi per gestire i procedimenti e le attività  interne per via informatica e fornire i servizi attraverso Internet e posta elettronica. Per ottenere una maggiore efficienza e per risparmiare risorse, il Codice prescrive forme di coordinamento tra le varie amministrazioni interessate che permetta alle imprese di trovare ovunque una procedura omogenea.

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