Servizio di copertina – Verissimo a pezzi.

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 358, Gennaio 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Quando qualche tempo fa Mediaset disse a Enrico Mentana, da 13 anni direttore del Tg5: “Senti, carino, o te ne vai con le tue gambe o ti cacciamo a calci nel culo”, gli uomini di Berlusconi non volevano essere scortesi. Soltanto vedevano che le elezioni di primavera del 2006 si stavano inesorabilmente avvicinando e loro dovevano assolutamente risolvere quel problema del Tg5 prima che Berlusconi li inchiodasse a una roccia e gli mangiasse il fegato. Fatti bene i conti, infatti, Fedele Confalonieri e i suoi pretoriani si erano resi conto che gli strumenti sui quali potevano contare per appoggiare la rincorsa del loro amato capo a un secondo mandato da presidente del Consiglio non erano poi così potenti e numerosi. Come dicevano i ‘rossi’.
Per i quotidiani si potevano schierare Il Giornale con Belpietro e, in parte, Libero con Vittorio Feltri: un fuciletto e mezzo di fronte ai quali erano schierati carri armati come Corriere, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, L’Unità , Il Messaggero che, con una sola bordata, potevano ridurre a una manciata di coriandoli la stampa a favore di Berlusconi. Per quanto riguarda la tivù ormai molti cominciavano a capire che Berlusconi e i suoi erano riusciti a piazzare qualche uomo qua e là , ma i telegiornali restavano nelle salde mani dei direttori che abituati a considerarsi giornalisti avevano quel vizietto di sentirsi comunisti, e comunque di parteggiare per i rossi, certo non per quei fratacchioni di Bonaiuti, Gianni Letta e la banda degli ‘oremus fratres!’. La disparità  dei due schieramenti era insultante. E anche se si facevano sporgere minacciosi i due cannoni televisivi del Tg5 con Enrico Mentana e il Tg4 con Emilio Fede la sproporzione restava smisurata. C’era poi da valutare il peso di Panorama, un settimanale di grande diffusione, che dal 1962 quando è nato mensile dalla collaborazione tra la A. Mondadori e la Time americana e, soprattutto, dal 1967 quando esce settimanale con la direzione di Lamberto Sechi risulta subito scomodo al potere politico. E scomodo continuerà  a risultare durante le direzioni di Carlo Rognoni, Claudio Rinaldi, Andrea Monti, Giuliano Ferrara, Carlo Rossella e, ora, Pietro Calabrese.
In realtà  la bocca di fuoco minacciosa del Tg5 che sporge tra i merli della fortezza di Mediaset è l’unica che faccia paura. Ma Enrichetto Mentana è un giornalista anche lui scomodo perché qualcuno gli ha messo in testa che un giornalista si spezza ma non si piega. Lui ci ha creduto. E ogni tanto tira fuori certe scenate di dignità  usurpata che è un miracolo che non gli saltino i termoregolatori. Tutto sommato, insomma, l’unico giornalista del gruppo Berlusconi con la testa sulle spalle è Emilio Fede: simpatico ma obiettivo, partigiano ma con dignità , ‘cavalieresco’ ma controllato. In sostanza una compagnia debole e inaffidabile contro cui la sinistra giornalistica spara a palle incatenate come se vedesse avanzare una armata poderosa.

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