Istituzioni – Legge finanziaria. Una mazzata

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 356, Novembre 2005, di  ‘Prima Comunicazione’


I tagli alle spese di comunicazione imposti dalla legge finanziaria
per le amministrazioni pubbliche stanno facendo venire i capelli dritti ai vari responsabili del settore. A Roma, Milano, Torino, Venezia,
Bari negli uffici regionali o comunali tutti stanno rifacendo i propri conti, rivedendo piani, obiettivi, limando i budget
L’articolo 3 della legge finanziaria, attualmente in discussione in Parlamento, prevede infatti che ogni amministrazione riduca del 50% “le spese per relazioni pubbliche, congressi, mostre, pubblicità  e spese di rappresentanza” stanziate nell’anno precedente: un vero colpo di mannaia. Risparmi calcolati in circa 70 milioni di euro annui in termini finanziari (compresi i tagli alle consulenze esterne e auto blu). “Ma i tagli alla Comunicazione istituzionale non possono essere paragonati a quelli sulle auto blu. Questi sono tagli ai danni dei cittadini come tutti quelli che questa Finanziaria impone agli altri servizi”, afferma Enzo Ligori, direttore della Comunicazione istituzionale della Regione Puglia. E se c’è chi come il Veneto ha già  pensato a come ovviare al problema: “Grazie a una ingegneria contabile cercheremo di non penalizzare troppo il settore della comunicazione”, afferma Franco Miracco, portavoce e capo ufficio stampa del presidente Giancarlo Galan. In Lombardia invece hanno azzerato tutti i conti: “Stiamo riscrivendo tutto il nostro piano di comunicazione e ovviamente lo facciamo”, spiega Fulvio Matone, responsabile dell’Unità  organizzativa coordinamento e strumenti di comunicazione della Regione, “compiendo delle scelte perché non è che si possono soltanto dimezzare i budget, ma decidere anche quali sono le priorità “. Scegliere cioè se per informare i cittadini della tale iniziativa o del tal altro servizio sia meglio il volantino distribuito al supermercato, il manifesto affisso in metrò, una pagina sulle cronache locali, gli spot alla radio, le news letter o il portale Internet. Di questo si occupa infatti la comunicazione della pubblica amministrazione che soltanto negli ultimi anni, a fatica, ha cominciato a imporsi soprattutto con l’obiettivo di promuovere e diffondere le notizie relative all’attività  dell’ente presso gli utenti. Tanto che la legge 150 (che proprio di recente ha imposto alle amministrazioni di dotarsi di uffici stampa professionali) prevede che alla comunicazione venga destinato ben il 2% del bilancio di ogni amministrazione. “Se non ci fosse comunicazione molti servizi rischierebbero di rimanere inutilizzati perché nessuno ne sarebbe a conoscenza”, dice Ligori che insiste, “la comunicazione è cittadinanza attiva, è partecipazione, è democrazia”.

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