Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 355, Ottobre 2005, di  ‘Prima Comunicazione’


Sarà  un maxi emendamento – che il governo presenterà  con ogni probabilità  a novembre quando la legge finanziaria arriverà  alla Camera dopo il primo esame del Senato – a definire nel dettaglio i tagli e le maggiori entrate previste in bilancio per l’anno venturo. Per quanto riguarda il settore dell’editoria, appare certo che non verrà  tagliata l’Irap: nonostante le ripetute richieste, in linea con quanto già  deliberato dalle Camere sulla progressiva riduzione dell’imposta alle aziende, il governo ha infatti deciso di percorrere la strada del sostegno diretto. Perciò verrà  confermato lo stanziamento previsto per il credito d’imposta sull’acquisto della carta, dopo che l’Unione europea l’ha ritenuto compatibile con il regolamento comunitario sugli aiuti di Stato.
“L’ex ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, aveva preso degli impegni precisi. Il suo successore Tremonti li rispetterà  o, ancora una volta, le imprese editoriali saranno trascurate e mortificate?”, chiedono Giuseppe Giulietti (Ds) ed Enzo Carra (Margherita).


Decreto cinema – Atto Camera 6055 di conversione in legge del decreto legge n. 164 – Ora che il decreto è decaduto – a causa dell’ostruzionismo del centrosinistra deciso contro la forzatura da parte della maggioranza sulla riforma proporzionalista della legge elettorale – gran parte delle norme che contiene potrebbero essere inserite nella legge finanziaria. Il provvedimento, proposto dal ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, mirava infatti a correggere i punti della legge sul cinema voluta dal suo predecessore, Giuliano Urbani, giudicati incostituzionali da una sentenza della Consulta (n. 285 del 2005) perché non in linea con la riforma del titolo V della Costituzione.


Intercettazioni – Ddl n. 3612 – Licenziato dal Consiglio dei ministri il 9 settembre sull’onda del caso Fazio, e trasmesso alle Camere dopo venti giorni, il 6 di ottobre non era ancora disponibile per la lettura il disegno di legge con cui il governo ha deciso d’imprimere un giro di vite alle intercettazioni telefoniche, inasprendo le sanzioni per chi le pubblica. Inizialmente il ministro della Giustizia, Roberto Castelli (Lega), aveva addirittura previsto il carcere per i giornalisti che avessero pubblicato le conversazioni intercettate, poi la pena detentiva è stata trasformata in un rafforzamento della pena pecuniaria. “Attualmente l’ammenda è di 50 euro”, ha sottolineato Castelli. Secondo la nuova normativa dovrebbe invece passare da 500 a mille euro, anche se c’è chi paventa un massimo di 5mila euro. Anche la sospensione di tre mesi dalla professione sarebbe stata cancellata: solo l’Ordine dei giornalisti potrebbe infatti deciderla. Il condizionale è però d’obbligo visto che il ddl, al momento in cui scriviamo, non è ancora pubblico. Tanto mistero ha contribuito ad accreditare una ridda di voci, poi smentite, addirittura sul reinserimento della carcerazione. La Federazione nazionale della stampa è in allarme, anche se ha giudicato positivamente l’intervento del capo dello Stato che – come ammesso dallo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi – avrebbe imposto la via legislativa ordinaria a quella decisa in un primo tempo dal governo della decretazione d’urgenza.


Caso Siae: all’esame del Parlamento – Dopo aver posto l’altolà  a ben due candidati, le commissioni Cultura di Camera e Senato si apprestano a dare il via libera alla nomina dell’avvocato Giorgio Assumma, candidato alla presidenza il 20 settembre scorso dall’assemblea della società  autori ed editori (Siae). Si avvia così a conclusione il lungo braccio di ferro cominciato circa dieci mesi fa, che ha fatto rischiare all’ente un nuovo commissariamento dopo quello conclusosi due anni fa. Sulla candidatura di Assumma, contrariamente a quanto accaduto in precedenza per quelle di Franco Migliacci e Ivan Cecchini, la maggioranza parlamentare non ha avuto nulla da ridire. “Finalmente una scelta che mette d’accordo tutti”, è stato il commento a caldo di Franco Asciutti (Forza Italia), presidente della commissione Istruzione del Senato, preannunciando uno scontato via libera.


Petruccioli alla presidenza. Tra maggioranza e opposizione è stato raggiunto l’accordo sul nome di Paolo Gentiloni. L’elezione è stata contrastata perché il centrodestra – Udc a parte – dopo la nomina di Petruccioli a presidente della Rai, riteneva venuto meno l’accordo che prevede che la presidenza della commissione di Vigilanza spetti all’opposizione.  Nato a Roma 50 anni fa, architetto, Gentiloni è stato eletto in Parlamento nel 2001 (fa parte della commissione Trasporti e telecomunicazioni). In precedenza ha fatto il giornalista e ha diretto per otto anni il mensile La nuova ecologia. Il giornalismo come ‘laboratorio di idee’ è sempre stato il suo pallino, fin dai tempi di Pace e Guerra che, alla fine degli anni Settanta, con la direzione di Massimo Cacciari vantava firme che andavano da Luciana Castellina a Stefano Rodotà . Poi si è occupato di comunicazione e ha coordinato campagne elettorali (vincenti e perdenti). Con sindaco Francesco Rutelli – di cui è considerato il braccio destro – è stato assessore al Comune di Roma per il Giubileo e il turismo, balzando sul palcoscenico della politica nazionale e diventando per il centrodestra uno dei principali interlocutori. Ha partecipato alla nascita della Margherita dove ha continuato a occuparsi di informazione e comunicazione (ha seguito la nascita del quotidiano Europa) e di politica, italiana e internazionale.

Interrogazioni e Interpellanze – Rai oscurata a Torino – Sulle colline torinesi la Rai è off limits. Lo denunciano i deputati Giorgio Merlo (Margherita) e Alberto Nigra (Ds) in una interrogazione a risposta scritta con cui chiedono al ministro delle Comunicazioni cosa intende fare per ripristinare la fruizione dei canali del servizio pubblico. A causa del riposizionamento di un ripetitore, scrivono i due parlamentari, tutta la ricezione Rai a Torino si è notevolmente ridotta e per migliaia di persone è quasi impossibile sintonizzarsi sui tre canali Rai anche attraverso le antenne paraboliche.

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