Comunicazione e pubblicità  – Capitalia. Il ruggito

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 355, Ottobre 2005, di  ‘Prima Comunicazione’


I personaggi ricordano quelli che attorniano Mel Gibson in ‘Mad Max’.  Il gigantismo scenografico, la cupezza, il grigiore e lo stesso carattere cruento riportano alle prime scene del ‘Gladiatore’ di Ridley Scott. Non a caso proprio negli studi di Ridley Scott è stato girato il filmato portante della campagna pubblicitaria di Capitalia, lo spot che segna la ‘rivoluzione copernicana’ voluta da Matteo Arpe, per mutare radicalmente l’immagine del gruppo bancario romano dopo l’approvazione dell’ultimo piano industriale.
La chiave di lettura della campagna è evidente: girare pagina rispetto al recente passato, superare le ombre che vagano sul sistema bancario dopo gli scandali Cirio e Parmalat, e scommettere sulla centralità  di Capitalia come banca di servizio, oltre che come grande banca commerciale.
La scena del filmato si apre su due eserciti di barbari schierati  pronti a dar vita a una violenta battaglia campale, l’uno contro l’altro armati. In cielo domina l’eclisse di sole, un istante prima che accada l’inevitabile, i guerrieri si fermano e smettono di guardarsi con odio. Improvvisamente, il campo di battaglia viene invaso dalla musica. Il sole squarcia il buio e illumina i guerrieri che, al canto di ‘Let the sunshine in’ del musical ‘Hair’, evitano per un soffio lo scontro frontale. La luce illumina il logo Capitalia e la scritta che l’accompagna: ‘Tutto può cambiare. Basta immaginarlo. Capitalia cambia tutto’.

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