Servizio di copertina – Fantastico Cairo

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 354, Settembre 2005, di  ‘Prima Comunicazione’.


In fondo non c’è mai riuscito in pieno, come vorrebbe lui, Urbano Cairo. Sì, soddisfazioni tante, successi uno dietro l’altro, soldi quanti ne vuole, tipo che in soli due anni il suo grisbi in Borsa è passato da 220 a 370 milioni di euro, qualcosa come 740 miliardi in lire italiane.
Ma non è questo che lui vuole. Sì, anche questo, che discorsi. Ma quello che vuole Cairo è un’altra cosa. E l’altro giorno quando si è affacciato dal balcone del Comune di Torino e sorridendo ha stretto il pugno e il braccio vibrava di entusiasmo per quel gruppo di tifosi della squadra di calcio del Toro che lo applaudivano nuovo presidente della squadra più amata dai nipotini dell’avvocato Agnelli, ecco, in quel momento Cairo ha intravisto con gli occhi della fantasia e del desiderio una platea di migliaia e migliaia di persone che lo applaudivano frenetiche, in piedi, come in una convention di Publitalia nel salone delle feste di Montecarlo quando ‘il dottore’ non era ancora sceso in politica e, a un certo punto, Fedele Confalonieri annunciava: “Silvio Berlusconi!”.
Avvenimenti e operazioni si sono avvicendati sul palcoscenico della comunicazione dove Cairo è salito: la concessione per alcune testate della Rizzoli, con grandi risultati; e poi l’acquisto della Giorgio Mondadori, che l’avesse fatta un altro editore avrebbe scatenato l’attenzione dei giornalisti che invece rimasero avari, stitici; e poi Tele+ (18 miliardi), e poi la collocazione in Borsa della sua Cairo Communication che gli aveva fatturato un bel 900 miliardi, e poi La7, addirittura con un minimo garantito che aveva coperto (66 milioni di euro) in un solo anno di amministrazione. E poi una seconda casa editrice (la Cairo Editore) e poi le prime voci che stava studiando un quotidiano popolare disposto a lanciarlo con una spesa tra i 70 e i 100 miliardi. E poi assume Sandro Mayer mentre i suoi colleghi editori sghignazzano chiedendosi che cosa se ne farà  Cairo di un ferro vecchio come Mayer buono per la pensione o per un ricovero agli Anni Azzurri. E invece dalle mani di quel rincoglionito di Mayer esce Dipiù e sballa tutte le previsioni perché va in edicola e vende qualcosa come 900mila copie e arriva anche al milione. E poi raddoppia con Dipiù Tv. E Cairo attacca subito a mandare avanti il progetto del quotidiano popolare anche se non riesce a trovare il direttore giusto. Ma trova la Silvana Giacobini, direttore di Chi della A. Mondadori, che lascia l’editore di Segrate e si ritira a casa e non si capisce a fare cosa finché cominciano a filtrare le notizie che la Giacobini sta studiando un femminile per Cairo. E mentre si comincia a capire nell’ambiente editoriale che Cairo sta facendo sul serio più di quanto si potesse supporre; e mentre si capisce che il giornale popolare non è più una fantasia megalomane, e mentre ci si chiede come Silvana Giacobini potrà  essere in qualche maniera protagonista anche del quotidiano, ecco che un giorno di agosto viene fuori la notizia che il sindaco di Torino, Chiamparino, ha telefonato a Cairo che viaggiava per raggiungere moglie e figlia a Forte dei Marmi, chiedendogli: “Non è che, per caso, gli piacerebbe una squadra di calcio come il Torino?”. Cairo dice di sì. E in pochi giorni dipana una matassa così arruffata che molti pronosticano: “Ma va! Non ce la farà  mai!”. E invece ce la fa, e saluta dal balcone del Comune di Torino la sua prima platea di tifosi granata.

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