Rubriche – E la banca va. I sogni di Consorte

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 354, Settembre 2005, di  ‘Prima Comunicazione’.


Perché un’azienda che vende automobili può essere proprietaria di giornali e una che vende polizze no? La domanda, che in realtà  contiene già  la risposta, se l’è posta Massimo D’Alema, presidente dei Ds e buon amico di Giovanni Consorte, amministratore delegato di Unipol che ha due sogni nel cassetto: diventare banchiere e diventare editore. Il primo è a un passo dal realizzarlo. Se, come tutto lascia pensare, la compagnia di assicurazioni Unipol si assicurerà  la maggioranza della Banca nazionale del lavoro attraverso il lancio di un’Opa che sta cominciando a ottenere tutti i placet necessari dalle autorità  di controllo, Consorte sarà  presto banchiere. Anzi, qualcosa di più: assicuratore-banchiere, mettendo direttamente insieme due attività  che finora nessuno è mai riuscito a mettere insieme se non realizzando società  prodotto o, al massimo, acquistando partecipazioni in questa o quella banca, in questa o quella assicurazione.
Un bel successo, insomma. Ma per essere davvero un uomo di successo, anzi un capitano oltre che coraggioso anche di successo, Consorte deve avere un giornale, deve essere editore. Il secondo sogno è condiviso con il suo consulente Guido Roberto Vitale, l’ex presidente di Rcs MediaGroup ed ex editore dell’Indipendente di Franco Ricardo Levi. Come realizzarlo, il prossimo proprietario di Bnl lo ha già  immaginato da tempo. Non a caso la Lega delle cooperative, di cui Consorte è solerte esecutore delle volontà  finanziarie, ha recentemente costituito una società , la Iniziative editoriali, destinata proprio a fare da incubatice a un giornale.
Le ingenti necessità  finanziarie richieste dall’operazione Bnl, però, probabilmente prosciugheranno le casse della società  o comunque ne limiteranno molto il raggio d’azione. Allora Consorte dovrà  aspettare a fare l’editore in proprio, e cominciare a fidarsi di alcuni amici. Proprio come ha sempre fatto, del resto, sia in politica sia in finanza.
Gli amici, anche questa volta, sono trasversali. Ma se questo genere di frequentazioni può andar bene nel mondo degli affari, in politica potrebbe generare qualche mal di pancia. Così Consorte non può allearsi troppo apertamente con Libero di Vittorio Feltri che è troppo schierato sul centrodestra; nemmeno con Il Tempo di Bonifaci, sempre troppo di destra e, poi, copre solo l’area romana, importante ma troppo ristretta; figuriamoci con Il Giornale del diavolo (politico) Berlusconi. Ci sarebbe l’amico Massimo D’Alema e gli amici del Riformista, ma è politicamente inopportuno per i due farsi vedere troppo vicini. Oltretutto, la comunanza delle idee tra D’Alema e Consorte, proprio in occasione della vicenda Bnl, ha già  creato troppo rumore nel mondo dei Ds ma soprattutto dell’Unione. E il presidente diessino non può scherzare troppo con il fuoco del moralismo del suo partito, non proprio tutto compatto, a cominciare dal movimento cooperativo, ad appoggiare la linea della finanza rossa di Consorte.
A ben guardare un’alternativa, magari da aiutare perché cresca ancora un po’ quanto basta a fare il rumore giusto e ad avere il peso necessario, c’è: Finanza & Mercati, il quotidiano finanziario guidato da Osvaldo De Paolini, uno degli alleati della prima ora. Ha sostenuto prima Fiorani nel tentativo di scalata all’Antonveneta e poi Consorte in quello alla Bnl. E non ha fatto mistero di stare dalla parte del governatore Antonio Fazio mentre veniva attaccato da tutti i poteri forti e dall’artiglieria mediatica. Proprio grazie alle posizioni controcorrente assunte da Finanza & Mercati, le copie sono cresciute fino a 17 mila al giorno – così dichiara l’editore – dimostrando di avere una linea editoriale anche se scomoda. E allora quale occasione migliore per dimostrare di essere autonomi, come più volte sbandierato da Editori PerlaFinanza, che quella di mettersi contro il mondo intero dei media e dei poteri forti? Una scelta che ha rischiato di portarlo in rotta di collisione anche con la Fondazione Montepaschi di Siena (un rapporto adesso è in fase di ricucitura) attaccata a più riprese per non aver esaudito i desideri di Consorte e di D’Alema sulla Bnl.
Scelta coraggiosa che Consorte ha apprezzato e che sta meditando di mettere a frutto. In ogni caso, Unipol non entrerebbe nella proprietà  del giornale, ma potrebbe favorire la diffusione della testata: con qualche migliaio di sportelli (compresi quelli della Bnl conquistata) e di agenzie, oltre ai promotori e agli agenti, sarebbe un patrimonio di lettori da trasformare in tiratura. Per non parlare di tutto il mondo delle cooperative.

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