Opinioni – Smile. Malgara rinuncia alla Rai

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 353, Luglio/Agosto 2005, di  ‘Prima Comunicazione’, in edicola.


Giulio Malgara ha rinunciato alla presidenza Rai, dopo essersi reso conto che non avrebbe avuto i voti dell’opposizione alla commissione parlamentare di Vigilanza. Due le versioni sull’episodio:
la prima racconta che la sinistra non avrebbe mai approvato un presidente ‘succube’ di Berlusconi come Giulio Malgara. La seconda versione, più accreditata, racconta che, per bilanciare l’amicizia di Malgara con Berlusconi, si sia costituito un ticket tra il presidente dell’Upa e Antonello Perricone, attuale amministratore delegato della Stampa ed ex Sipra cui, condizione esplicitamente richiesta da Perricone, si doveva aggiungere come condirettore generale Giancarlo Leone. Su questo team Prodi avrebbe ottenuto il consenso dei suoi e dato il via libera al governo. A bloccare il tutto sarebbe stato Berlusconi, preoccupato che la Rai ritrovasse una guida compatta e qualificata.
Difficile dire quale delle due ipotesi sia quella vera, la realtà  è che ambedue, purtroppo, sono verosimili. Malgara era già  stato bruciato come candidato alla presidenza Rai durante il primo governo Berlusconi. Anche in quella occasione, la sinistra esultò per la giubilazione dell’ ‘uomo di Berlusconi’. Conosco Giulio Malgara da tanti anni e penso anche di conoscerlo molto bene e, come ho già  avuto modo di scrivere in questa rubrica qualche anno fa, penso che sarebbe stato un ottimo presidente della Rai allora e oggi. E lo sarebbe stato anche per la sinistra. Giulio è un manager atipico, molto accentratore, con poche idee chiare, dotato di determinazione e coraggio. Determinazione e coraggio che gli hanno consentito in due occasioni della sua vita di fare almeno due salti quantici.
La prima volta passando da semplice impiegato della Chiari e Forti italiana a manager, molto stimato dall’azionista, della Quaker Chiari e Forti diventata di proprietà  americana. La seconda volta, con l’aiuto di Gardini prima e di Berlusconi dopo, diventando imprenditore azionista di Levissima prima e della stessa Chiari e Forti poi.
Come presidente dell’Upa ha marcato un’epoca, quella della nascita e dell’affermazione delle televisioni private e del declino della carta stampata; nell’interesse dei suoi associati ha favorito l’incremento dell’offerta pubblicitaria televisiva. In questo periodo Mediaset è diventata dominante, ma non è colpa (né merito) sua.
Semmai gli va rimproverato di non essersi fatto carico di una battaglia per una maggiore concorrenza all’interno del settore televisivo, vittima del cartello de facto che sulle tariffe pubblicitarie vede alleati Rai, Mediaset e carta stampata, a danno degli utenti pubblicitari e in ultima analisi dei consumatori. Certo in questi anni si è trovato, soprattutto nei primi anni (dalla nascita di Canale 5, Italia 1 e Retequattro nel 1981, al 1990 in cui viene approvata la legge Mammi), nel bel mezzo di una perfetta coincidenza d’interessi tra Upa e Berlusconi.
In quegli anni i due si sono frequentati molto, hanno lavorato con obiettivi comuni e hanno anche scoperto certe affinità , un po’ bauscia, tipiche degli imprenditori. In quegli anni il rapporto è stato paritario, senza sudditanze, e non sono mancate le occasioni in cui Malgara ha dovuto dire dei no secchi a Berlusconi e lo ha fatto. Da presidente Rai, Malgara avrebbe fatto lo stesso. Giulio ha un notevole livello di self confidence, ha un’idea di se stesso molto positiva che lo spinge a un notevole autorispetto. Investito del ruolo, sarebbe diventato più realista del re e sarebbe stato un presidente garante anche per l’opposizione. Purtroppo ho l’impressione che su questa tema la sinistra, in particolare quella più vicina al mondo Rai, sia vittima sia di un’idea antiquata della televisione pubblica, sia di una totale incapacità  di leggere retrospettivamente in modo corretto quanto è successo negli ultimi vent’anni nel mondo della comunicazione. è in questo contesto culturale Malgara, che avrebbe potuto essere un vero e proprio asset per l’opposizione, viene semplicisticamente liquidato come l’amico di Berlusconi.
Ciò detto, credo molto di più alla versione della bocciatura berlusconiana al ticket Malgara, Perricone, Leone. Nessuno di questi è un nemico di Berlusconi, anzi ideologicamente sono tre moderati, sia in politica, sia nei comportamenti. In particolare Perricone e Leone hanno dimostrato di saper competere con Mediaset, con moderazione. Certo sono persone serie e, se lavorano per un’azienda, fanno l’interesse dell’azienda per cui lavorano. Tutto questo non ha contato. Alla vigilia di un’elezione difficile, di una probabile sconfitta, la decisione di dire no è stata evidentemente ispirata più dall’interesse di Mediaset che da problemi politici. La situazione attuale è talmente squilibrata a favore di Mediaset (basta guardare i bilanci di Mediaset e Rai) che restituire competitività  alla Rai affidandola a un team competente e indipendente è considerato troppo pericoloso. E cosi la Rai ha perso un’altra occasione.

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