Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

(Prima Comunicazione – numero 352 – Giugno 2005) L’ultima proposta del centrosinistra per accelerare i tempi è che sia un comitato ristretto della commissione a valutare i diversi emendamenti presentati; ma soprattutto si attendono risposte da parte del governo, in particolare per quanto riguarda l’abolizione dell’Irap per le aziende editoriali. “Ne devo discutere con il ministro Siniscalco”, ha più volte detto Bonaiuti. Finora però non è stato reso noto l’orientamento del ministro dell’Economia: “Speriamo che venga al più presto ristabilita la linea telefonica”, chiosa con una battuta il diessino Giuseppe Giulietti, alludendo al fatto che sono quasi tre mesi che il sottosegretario deve riferire alla commissione l’esito dei suoi colloqui con Siniscalco. La riforma dell’Irap, peraltro già  annunciata dal governo, sarebbe un aiuto concreto al settore dell’editoria, che dalla legge in discussione riceverà  ben poco. “Non è possibile”, continua a ripetere Giulietti, “che per i decoder televisivi si siano investiti 120 milioni di euro mentre per l’editoria, che patisce oltre tutto lo squilibrio negli investimenti pubblicitari, siano stati reperiti soltanto 20 milioni”. Cioè quelli necessari al rifinanziamento per quest’anno del credito d’imposta, annunciato con un emendamento del governo.

PIRATERIA INFORMATICA E SIAE – DDL N. 3400 – Primo sì dal Senato al decreto che in nome della lotta contro la pirateria informatica e della tutela del diritto d’autore ha esteso anche al governo (Dipartimento editoria), oltre che al ministero dei Beni culturali, il compito di vigilare sulla Siae, la Società  italiana autori ed editori. Polemico il centrosinistra che a Palazzo Madama ha votato contro il decreto, sul quale il verde Fiorello Cortiana si è così espresso in aula: “Dietro il falso intento della lotta alla pirateria, questo decreto mira all’esclusivo perseguimento d’interessi personali asservendo l’ente alla presidenza del Consiglio e quindi aggravando la dimensione del conflitto d’interessi di Berlusconi, visto che la struttura di Mediaset è fatta essenzialmente di contenuti e dunque è oggetto di attività  Siae”.  Si attende ora il voto della Camera, mentre non si è ancora sopita la polemica che ha investito la Siae e ha indotto il presidente Franco Migliacci a rassegnare le dimissioni dopo che le commissioni parlamentari competenti avevano annunciato un parere negativo sulla sua nomina. Il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione dell’Udc (foto), ha reintegrato nel Cda della Siae i tre membri mancanti e ora si attende una nuova elezione del presidente da parte della base associativa.


ABOLIZIONE DEL REATO D’OPINIONE – PDL N. 5490 – È stato fissato per il 27 giugno il dibattito nell’aula di Montecitorio sulla proposta di legge presentata dall’onorevole Carolina Lussana (Lega Nord) che propone l’abolizione dal codice penale dei reati d’opinione, norma in contrasto con l’articolo 21 sulla libertà  d’opinione sancita dalla Costituzione. La questione è tornata in auge in seguito alla polemica sulla decisione della magistratura di Bergamo di aprire un’inchiesta a carico di Oriana Fallaci per vilipendio della religione islamica. “È una legge importantissima non solo per i reati d’opinione nell’ambito politico, ma anche per fare chiarezza nei confronti di certi atteggiamenti integralisti”, ha commentato Andrea Gibelli, neocapogruppo della Lega alla Camera. L’opposizione ricorda però che non c’è soltanto il caso della Fallaci, ma anche quello di Indymedia: il sito Internet chiuso per aver messo on line alcune vignette su papa Benedetto XVI ritenute offensive.


RIFORMA DEL REATO DI DIFFAMAZIONE – DDL N. 3176 E DDL N. 59 – Nonostante sia all’ordine del giorno dei lavori della commissione Giustizia del Senato da alcuni mesi, l’esame del disegno di legge che riforma il reato di diffamazione a mezzo stampa non è ancora cominciato. Approvato dalla Camera, il testo è stato fortemente criticato dal Senato che, sulla base della proposta del presidente della commissione Giustizia e relatore, Antonino Caruso (An), ha annunciato di modificarlo depenalizzando il reato ed eliminando i tetti al risarcimento del danno decisi da Montecitorio. Dopo aver sondato maggioranza e opposizione, Caruso attendeva soltanto il via libera del governo, che però ancora non è arrivato: a esprimere perplessità  sulla nuova formulazione della riforma stavolta è il forzista Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera. Considerando i pochi mesi di attività  legislativa che ancora rimangono al Parlamento prima del suo scioglimento (gran parte dei prossimi mesi saranno infatti occupati dalla sessione di bilancio) ormai anche in questa legislatura si dispera di arrivare a una revisione della legge sulla diffamazione, che ancora prevede la carcerazione per i giornalisti condannati.


PROPOSTE DI LEGGE: DDL COSSIGA PER LE AZIENDE EDITORIALI – DDL N. 3441 – Un diverso regime per le società  per azioni che gestiscono imprese editoriali e televisive, in modo da rendere trasparente il loro acquisto: lo propone l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga (foto) che nei giorni scorsi ha depositato in Senato una proposta di legge in merito. Alla luce di quanto sta avvenendo al Corriere della Sera, con la scalata dell’immobiliarista Stefano Ricucci, il senatore a vita nel suo ddl propone “l’obbligatorietà  della natura ordinaria delle azioni”, così da stabilire per chiunque voglia acquistare anche solo semplici quote di imprese editoriali l’obbligo di rendere pubblico il proprio intendimento. Scrive Cossiga nel motivare la presentazione del suo ddl: “La libertà  di stampa, radiofonica e televisiva in Italia e nella stragrande parte delle democrazie è esercitata in un regime d’economia capitalista e nella forma d’imprese capitalistiche private, per lo più società  di capitali per azioni, salvo i giornali di partito o movimenti politici e sindacali e i giornali di chiese o comunità  religiose. Un certo limite alla non totalmente ineliminabile interferenza degli interessi industriali e finanziari titolari del capitale è lo status dei giornalisti assieme ai poteri attribuiti al direttore e alla redazione”. Ma per il presidente emerito “rimane il pericolo di una proprietà  occulta o occultamente scalabile, atteso il carattere anonimo delle azioni con diritto di voto e del fatto che anche le azioni senza diritto di voto sono forme di decisivo finanziamento”. Positivo il commento della Federazione nazionale della stampa: secondo il presidente, Franco Siddi, si tratta di “un primo tassello istituzionale per introdurre in Italia lo statuto dell’autonomia dell’azienda editoriale”. Il ddl prevede anche l’istituzione presso la Consob di una sezione speciale dell’anagrafe tributaria nominativa per la formazione e la conservazione dello “schedario centrale speciale delle azioni ordinarie di società  editrici e radiotelevisive”.


INTERROGAZIONI PARLAMENTARI – PUBBLICITà€ ISTITUZIONALE SU MEDIASET – Ha suscitato notevoli polemiche in Parlamento la notizia, pubblicata dal Sole 24 Ore il 27 maggio, sugli investimenti per le campagne istituzionali decisi da Palazzo Chigi sulle reti di proprietà  del presidente del Consiglio. Si tratta di circa 5 milioni di euro di cui – secondo quanto scritto dal quotidiano economico – il 92% è stato destinato alle reti Mediaset, mentre il rimanente 8% è stato suddiviso tra le altre reti, Rai compresa, e la carta stampata. A chiederne conto alla presidenza del Consiglio è stata un’interrogazione parlamentare presentata al Senato dai ds Gavino Angius e Massimo Brutti, i quali sostengono che sarebbe stata violata la par condicio – visto che gran parte della comunicazione istituzionale televisiva è stata concentrata nei primi tre mesi di quest’anno, cioè a ridosso delle elezioni regionali – e anche la legge sul conflitto d’interessi dal momento che risultano privilegiate le reti Mediaset. Della vicenda si sta occupando l’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni.

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