Personaggi – Lucio Stanca. Italiani piagnoni. Basta!

(Prima Comunicazione – numero 352 – Giugno 2005)  Siamo un Paese stanco, vecchio, che ama lamentarsi ma ha paura di cambiare, perché non se la sente più di rischiare. È l’impietosa diagnosi dei mali italiani del ministro per l’Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca. “Oggi l’Italia è un Paese che resiste al cambiamento “afferma Stanca. “I giovani faticano a uscire di casa. E pensare che io nel 1959 me ne sono andato a 17 anni e mezzo e allora lasciare Foggia per Milano era molto più complesso che non trasferirsi oggi da Milano a New York”. Secondo Stanca siamo un Paese che invecchia non solo dal punto di vista demografico: “C’è un altro elemento che a me pare inquietante: l’Italia è un Paese che ha ottenuto tanto in poco tempo e oggi non se la sente più di rischiare. Ma il profitto è associato al rischio e questo vale per gli individui, vale per le imprese e vale per il Paese nel suo insieme. Oggi i grandi imprenditori preferiscono la finanza all’industria, i settori protetti a quelli esposti alla concorrenza. I giovani, anziché catapultarsi nel mondo globale facendo magari i camerieri per imparare l’inglese come hanno fatto tutti quelli della mia generazione, rimangono a casa fino all’età  adulta avanzata. Lo vada a dire a un americano e vede come reagisce. L’Italia è appagata: i corpi intermedi, come Confindustria, i sindacati, gli ordini professionali, sono tutti impegnati a proteggere l’esistente anziché convincere i propri associati a cambiare, a guardare al futuro invece che al passato. Non a caso le corporazioni le abbiamo inventate noi italiani. Colpa della politica e del governo è di essere deboli e di non riuscire a forzare questo sistema”. Passando alle iniziative concrete per l’ammodernamento del Paese, cioè l’innovazione e le tecnologie, Stanca cita ad esempio la task force sulla banda larga, creata nel 2002, che ha dato risultati assolutamente positivi: “Negli ultimi due anni”, afferma Stanca, “siamo il secondo Paese per tasso di crescita”. Ma aggiunge il ministro: “Detto questo, io per primo non sono per nulla soddisfatto: dove abito, nei pressi di Como, non sono collegato alla banda larga. Le pare possibile?”.
Stanca cita anche l’iniziativa presa per promuovere i contenuti digitali, il cosiddetto patto di Sanremo, firmato il 2 marzo scorso: “Un appello alla mobilitazione di tutti gli attori della nuova catena del valore che si sta creando – autori, editori, Internet provider fino ad arrivare all’utente – affinché sia accelerato il passaggio dai modelli tradizionali ai nuovi modelli di sfruttamento dei contenuti, che tutelino il valore della proprietà  intellettuale”.  A proposito delle iniziative per ammodernamento tecnologico delle scuole il ministro ha parlato del progetto degli e-book, “libri digitali che lo studente può stampare man mano che ne ha bisogno, evitando di concentrare il salasso della spesa per l’acquisto di libri all’inizio dell’anno scolastico”. “Abbiamo definito un accordo con il ministero dell’Istruzione e con alcuni editori e a settembre partirà  la sperimentazione in 150 scuole italiane”, spiega Stanca. “Accanto a questa iniziativa abbiamo stanziato 28 milioni di euro per i ‘nuovi contenuti’ nella scuola. In questo caso non si parla più di stampa a distanza di veri e propri moduli di libri interattivi. L’insegnante può scegliere il proprio percorso didattico basandolo su più moduli di libri anche diversi che si rendono disponibili in Rete. Con queste tecnologie si può arricchire sia l’insegnamento sia, di conseguenza, l’apprendimento degli studenti”.

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Nella foto, Lucio Stanca

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