Sindacati – Fnsi-Fieg. Divisi da un abisso

(Prima Comunicazione – numero 352 – Giugno 2005)  È quello che divide gli editori dai giornalisti impegnati nel rinnovo del loro contratto nazionale. Alla Fieg che spazza via le richieste della Federazione della stampa e presenta una propria contropiattaforma  il sindacato risponde proclamando una serie di scioperi. Come atteso e come ormai consuetudine dei più recenti rinnovi contrattuali, gli editori si sono presentati il 23 maggio al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto dei giornalisti con una propria piattaforma (vedi www.primaonline.it/documenti) che, di fatto, mette da parte le richieste presentate dalla Fnsi. L’atteggiamento della Fieg fa il paio con quella che il sindacato ha definito “intransigente chiusura” dell’Aeranti-Corallo, l’associazione delle emittenti radio televisive locali, controparte della Fnsi nella vertenza per il contratto dei giornalisti del settore. Immediata è stata la levata di scudi sul fronte sindacale. I vertici della Fnsi hanno proclamato sette giorni di fermata. Il primo sciopero del 17 giugno dà  inizio a un braccio di ferro che minaccia di durare mesi e mesi.  Questa sarebbe una vertenza da chiudere presto nell’interesse dell’intero settore, quindi anche dei giornalisti, oltre che degli editori, per non correre il rischio di trovarci in ballo ancora la primavera prossima, a ridosso delle elezioni politiche”, afferma Alberto Donati, capo della delegazione degli editori al tavolo delle trattative. La distanza delle posizioni, però, è abissale. Ed è anche difficile prevedere quando Fieg e Fnsi torneranno a sedere attorno a un tavolo. Gli editori, infatti, respingono la piattaforma del sindacato, giudicandola “la sommatoria irrealistica di tutti i mal di pancia” delle varie componenti all’interno della Fnsi. Per contro, la Federazione nazionale della stampa afferma che l’obiettivo della Fieg è riscrivere totalmente il contratto per avere completa mano libera sull’organizzazione del lavoro nelle redazioni.  In effetti, il documento presentato il 23 maggio dalla Fieg va a toccare e modificare un po’ tutti i punti che regolamentano il lavoro giornalistico, come contratti a tempo determinato, part time, ferie, settimana corta, festività , trasferimenti, periodo di prova, malattia e infortuni, tutela sindacale, regolamento di disciplina. E introduce anche il riconoscimento della qualifica dirigenziale dei vice direttori (che comporterebbe anche la loro licenziabilità ). In ogni caso, sono tre i punti principali che portano allo scontro. Il primo riguarda il lavoro autonomo. La Fnsi ha chiesto una serie di garanzie per i free lance (pagamento delle collaborazioni entro 30 giorni, a prescindere dalla pubblicazione, copertura assicurativa, pagamento Inpgi2 e Casagit, copertura spese legali), che secondo la Fieg non possono rientrare in un contratto che riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti. Il secondo punto riguarda la legge Biagi (lavoro intermittente, ripartito e di inserimento). Obiettivo della Fnsi è limitarne gli effetti. Una posizione che la Fieg considera di retroguardia in un mondo ormai decisamente proiettato verso la flessibilità  del lavoro. Il terzo punto è sugli scatti biennali di anzianità . Gli editori non vogliono più pagarli in percentuale (attualmente 6% del minimo retributivo), ma in cifra fissa, e chiedono di limitarli a sette per chi attualmente ha meno di 15 anni di anzianità  aziendale. Se il sindacato promette le barricate contro l’attacco a quelli che vengono definiti gli unici aumenti ‘degli sfigati’, alla Fieg sostengono che si tratta di un automatismo che fa lievitare il costo del lavoro del 3% l’anno, molto più di un rinnovo contrattuale. “Sono consapevole che a ogni vertenza si usano aggettivi come epocale o drammatica, ma quella in corso è davvero particolare considerata l’enorme distanza tra le due filosofie”, afferma Paolo Serventi Longhi, segretario della Fnsi. “Da una parte si punta alla qualità  dell’informazione attraverso la difesa del lavoro giornalistico, dall’altra si cerca di superare i vincoli e le rigidità  costituite dalle tutele collettive per arrivare alla completa flessibilizzazione del lavoro in redazione con un nucleo ridotto di giornalisti interni e una gran massa di collaboratori. Inoltre, è abbastanza preoccupante constatare che a gran parte delle richieste della Fieg si possono abbinare nomi e cognomi di giornalisti scomodi a singoli editori. Davvero è impossibile arrivare a soluzioni rapide quando si chiede l’annientamento della controparte. Non vogliamo suicidarci: una trattativa è possibile solo quando sul tavolo si mettono elementi possibili di mediazione”.

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Nella foto, Alberto Donati

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