Opinioni – Massimo Teodori. Il capolavoro di Giuliano Ferrara

(Prima Comunicazione – numero 352 – Giugno 2005)  Hai dato prova di un’impareggiabile maestria, Giuliano Ferrara. Hai stravinto la guerra culturale: “Embrione uber alles!”. Con Il Foglio hai guidato la campagna referendaria trasformando il voto per abrogare quattro assurde proibizioni imposte ai cittadini da un mood clerico-reazionario del Parlamento in uno scontro ideologico-fideistico-apocalittico. Sei stato bravissimo: alla sincera simpatia che già  nutrivo nei tuoi confronti unisco l’ammirazione per l’operazione condotta dall'(ottimo) maestro della comunicazione per la (pessima) causa. Non ti sei fatto condizionare da alcuna politica (se mai hai pellegrinato da par tuo per Benedetto XVI e il cardinale Ruini), e hai usato le tue piccole armi giornalistiche (Il Foglio e ‘Otto e mezzo’) per egemonizzare il dibattito sul referendum, per inventare una fantasiosa ‘guerra culturale’, per imporre un’agenda di argomenti che non avevano nulla a che fare con il voto, per cambiare le carte in tavola. Hai sostanziato un capolavoro che i massmediologi dovrebbero analizzare. Mentre la posta in gioco referendaria era l’abrogazione di quattro anacronistici divieti sconosciuti in tutti i Paesi civili, sei riuscito a far credere che si votasse sull’embrione e sull’inizio della vita. Un problema scientifico che doveva far da base a una politica pubblica è stato presentato come un dilemma etico secondo i dettami di Santa romana Chiesa. Te ne sei fottuto di tutto ciò che schiere di scienziati (tutt’altro che pazzi e irresponsabili) andavano spiegando, e sei riuscito a imporre formulette come: “L’embrione è qualcuno o qualcosa?”. Sei stato martellante, assillante, formidabile. Cito a caso: “Ciò che si è fecondato non è qualcosa ma qualcuno, cromosomicamente e spiritualmente. E bisogna pensarci bene prima di sopprimere quel che si è messo al mondo, fuori da un corpo femminile, nella solitudine di un laboratorio…” (31 maggio); “Un’argomentazione che saltava a piè pari l’oggetto della discussione, la decisione intorno al fatto se l’embrione umano sia qualcosa o qualcuno…” (2 giugno). La tua campagna è stata al top della mistificazione nel far credere che le abrogazioni referendarie avrebbero in qualche modo aperto la strada all’eugenetica. Sì, a quell’orribile eugenetica teorizzata e applicata dai lager nazisti, e non solo. Sei stato così astuto da fare firmare un “manifesto contro l’eugenetica” (e chi non l’avrebbe firmato in un altro momento!) a Giuliano Amato e Piero Fassino, a Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco, a Miriam Mafai e Livia Turco. Un’autentica opera d’arte politico-giornalistica. I titoli (a tutta pagina) hanno trivellato le coscienze insinuandosi nei buoni lettori: ‘L’eugenetica prossima ventura’ (28 maggio); ‘Uomini e vite contro l’eugenetica’ (1 giugno); ‘Quel che bolle in provetta’ e ‘La deriva eugenetica della medicina e altri finali possibili’ (2 giugno); ‘La scienza follia per follia. Il sogno eugenetico dell’uomo migliore e del figlio sano’ e ‘Progettare i discendenti’, ‘La tirannide del desiderio eugenetico e il mito faustiano dell’immortalità ‘ (4 giugno); ‘L’eugenetica e l’abolizione dell’umano. La lucida (pre)visione di Lewis del 1947’ (7 giugno).  E che dire degli editoriali laceranti? Uno scampolo: “Un pensiero laico…predicando francamente la nascita di un’era eugenetica per il benessere dell’umanità  e la necessità  del parco umano (cose che in apparenza i migliori laici rifiutano)” (31 maggio); “A noi che confessiamo di condividere lo sgomento…di fronte all’eugenetica democratica, non rimane che constatare come il razzismo della pelle o dell’origine sia stato sostituito, con il crisma della scienza e con inaspettate benedizioni, dal razzismo del gene. Non più un progetto ripugnante ma promessa di benessere per tutti” (4 giugno); “A.A.A. Seme biondo offresi, cliccare scandinaviancryobank.com” (7 giugno). Ma qualcuno ha scritto sul Foglio o spiegato a ‘Otto e mezzo’ che lo strettissimo divieto di pratiche eugenetiche previsto nella legge n. 40/2004, sarebbe comunque rimasto in vigore anche se le abrogazioni referendarie avessero vinto? Che dire, carissimo Giuliano, sei un maestro.

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Nella foto, Marco Pannella, a sinistra, e Giuliano Ferrara

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