Opinioni – Brutus. Gonfio di legittima soddisfazione

(Prima Comunicazione – numero 352 – Giugno 2005)  Scusate l’autoincensazione, ma… Dunque, pur essendo un piccolo borghese italico, per di più della provincia, ogni tanto mi monto la testa e leggo riviste internazionali, in inglese: Advertising Age.
La prestigiosa testata riporta la cronaca di un evento straordinario: John Wren, grande capo di Omnicom, la più grande holding mondiale del settore, e il suo principale nemico, Sir Martin Sorrell, gran capo di Wpp, la seconda holding del settore, sono intervenuti assieme a un evento pubblico in Detroit, ed erano seduti sul palco per farsi intervistare.
I due sono quanto di più diverso si possa immaginare, come sono diverse le politiche e le strategie di Wpp e Omnicom. Bene, su che cosa sono stati d’accordo i due? Sul fatto che le agenzie di pubblicità  non sono più il ramo dominante del settore. Marketing diretto, media, eventi e insomma tutto quello che la gente di agenzia ha sempre chiamato, arrogantemente, below the line, non solo già  oggi vale più del 50% della torta, ma cresce a ritmi superiori rispetto all’ex core business.
“Non crediamo che le agenzie publicitarie abbiano diritto divino e inalienabile di controllare tutto. La vita è cambiata”.
Questo è il pensiero di Sir Martin, subito supportato da John. (Per inciso i signori sono gli azionisti di: Jwt, Young & Rubicam, Ogilvy, Bates, Red Cell, Bbdo, Ddb, Tbwa).
E noi cosa andiamo dicendo da qualche mese a questa parte? Che se le agenzie non cambiano, a breve sono fottute!
Mi sembra che l’unica differenza sta nel fatto che noi abbiamo ancora una speranza, mentre i nostri padroni hanno gia concluso che il futuro è altrove.
E siccome è la prima volta che lo dicono, che lo dicono ufficialmente e che lo dicono insieme, avendolo noi detto prima e da questo angolo declinante di mondo ci fa sentire un po’ meno fessi.
Altro motivo di soddisfazione: avevamo predetto che forse il deus ex machina di Leo Burnett, Alessio Fronzoni, stesse per terminare dopo 18 anni la sua corsa. Sembrava non fosse vero, fioccarono smentite anche recentissime, e invece è successo.
Così come è successo che Giorgio Brenna abbia rassegnato le sue dimissioni da Ogilvy, altro rumor da tempo in circolazione.
E ovviamente la tesi più accreditata è che uno sostituisca l’altro, nel senso di Giorgio che sostituisce Alessio e Alessio non si sa dove va, anche se, coerentemente con quanto scritto allora, pensiamo che il suo futuro non sia nell’advertising ma dalle parti della politica (i rumors continuano a suggerire An, visto che Leo ne è l’agenzia). E sarebbe anche giusto e coerente con lo stile del personaggio.
In questa storia, ci sono alcune cose strane. Che un manager lasci, o venga invitato a lasciare, la guida di un agenzia di cui è stato l’anima per 18 anni ci può anche stare.
Che il lascito venga attribuito, ufficialmente, ai raggiunti limiti di età  di Fronzoni, in linea con la policy internazionale del gruppo, puzza un po’, ma è accettabile; un po’ meno che gli anni vengano individuati in 57, mentre il nostro dovrebbe averne 2 o 3 di più. Ma che due delle prime 10 agenzie del regno rimangano senza guida, senza che i rispettivi azionisti indichino con chiarezza il futuro manageriale delle stesse è francamente clamoroso.
Vi immaginate l’umore dell’attuale amministratore delegato di Leo Burnett, Nicola Novellone, titolare della carica da ben tre anni, che legge un comunicato ufficiale in cui, testualmente, si dice: da un anno a questa parte Leo Burnett sta lavorando al piano di successione di Fronzoni e presto sarà  annunciato il nome del suo successore. Della serie: tu non sei neanche stato preso in considerazione. O è un geniale nuovo metodo di motivazione del personale o è un caldo invito a rassegnare o negoziare le dimissioni.
Potrebbe anche essere che Novellone abbia già  deciso di andare da qualche altra parte (Young & Rubicam, in aiuto a Massimo Costa, inevitabilmente assorbito dai suoi incarichi internazionali, vista anche la buona relazione con Telecom o in Ddb che viene detta in cerca di nuovo management), ma anche in tal caso la gestione dell’informazione, soprattutto per chi in Leo Burnett ci lavora, mi sembra suscettibile di ampi miglioramenti! Stessa cosa per Ogilvy.
Sicuramente tutto si chiarirà  a breve e, visto che noi scriviamo a fine maggio e voi leggerete a metà  giugno, tutto potrà  sembrare diverso, ma del senno di poi, si sa, son piene le fosse. Nel frattempo chi sta sulla o nella graticola frigge.
Last but not least (fico eh?) i rumors dicono anche che Brenna vada in Leo con il suo attuale direttore creativo, tale Chiovato, con il che anche i direttori creativi di Leo entrerebbero in fibrillazione. E vai!! Che noi lavoriamo nella comunicazione e sappiamo come si fa…
Ultima autogratificazione: nell’ultimo numero avevamo criticato la campagna Fiat/Bates in difesa del comprare italiano (arigatò, danke, mercì), bene sul Financial Times (giuro che per tre mesi leggo solo Chi!), dico Financial Times, cosa ti leggo? Che la campagna ha sollevato le ire dei tedeschi, ad altissimo livello istituzionale, per richiami a simbologie naziste. Con De Martini, presidente da meno di un mese di Bates, costretto a giustificarsi!
Francamente, noi crediamo che la campagna sia brutta e sbagliata, ma i tedeschi devono avere una coda di paglia lunga più di 60 anni per sollevare un caso di questo genere!
Con ciò, gonfio di legittima soddisfazione internazionale, vi saluto e ci vediamo dopo Cannes.

_______________________
Nella foto, Alessio Fronzoni

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale