GIUSEPPE PACE – Da caporedatore della redazione bolognese a direttore dell”Agenzia Dire’

(Prima Comunicazione – numero 352 – Giugno 2005)  – Bolognese, non ancora 40enne, cresciuto professionalmente nei giornali della ricca Parma (ha cominciato nel ’91 prima a Qui Parma e poi nel ’93 a Polis) degli anni di Tangentopoli, nel suo curriculum vanta due romanzi, uno pubblicato da Marsilio e l’altro ancora in cerca di un editore, e ben otto querele. “Tutte però finite a mio favore, alcune cause le ho vinte, in altre non sono stato nemmeno rinviato a giudizio: prova che tutto ciò che ho scritto corrispondeva al vero”. Della grassa Bologna – città  che lo ha visto nascere, laurearsi in scienze politiche con tesi sui partiti politici (relatore Paolo Bompeni, l’editorialista del Messaggero), mettere al mondo una bambina che ha ormai sette anni e diventare prima collaboratore, nel ’96, poi redattore, nel ’99, e infine nel 2001 caporedattore della redazione bolognese dell’Agenzia Dire di cui da poche settimane ha assunto la direzione – ha preso ben poco. Magro e pacato, Giuseppe Pace ha infatti più il piglio del milanese quando snocciola i dati della sua gestione alla redazione bolognese. In quattro anni ha infatti raddoppiato il fatturato e la produzione. “Tanto che ormai siamo considerati la prima agenzia regionale dell’Emilia Romagna, surclassando Ansa, Agi e Adnkronos”, precisa con orgoglio. Un risultato che lo ha portato dritto dritto all’incarico di direttore di quella che era l’agenzia dei gruppi parlamentari del Pci (fondata 15 anni fa da Antonio Tatò, il portavoce di Enrico Berlinguer) e che negli anni si è trasformata in cooperativa – di cui oggi è presidente Lucrezia Dell’Arti, figlia di Giorgio, patron di Vespina – perdendo quel carattere esclusivamente politico che l’aveva contraddistinta alla nascita. Ora, infatti, oltre al notiziario politico-parlamentare, ne ha uno che si occupa soltanto di ambiente e un altro tutto dedicato allo sport, oltre ovviamente a quello regionale dell’Emilia Romagna. “Abbiamo però in progetto”, annuncia, “di aprire altre redazioni regionali, cominciando da Roma, dove abbiamo la sede nazionale, e ci piacerebbe espanderci in Toscana e in Lombardia”. Con 34 giornalisti in organico, la Dire si può definire una piccola agenzia di stampa, vissuta in questi anni soprattutto di convenzioni, a cominciare da quella con Palazzo Chigi, e di sovvenzioni per l’editoria cooperativistica. Il progetto di Pace – che prende il posto di Fabio Albertelli, succeduto due anni fa ad Adriano Paniccia che ha diretto l’agenzia fin dalla sua nascita – è oggi quello di caratterizzare ancora di più il lavoro dei propri giornalisti, soprattutto di quelli che lavorano dentro i Palazzi della politica. “Vorrei fare quello che gli altri non fanno. Andare a cercare notizie che gli altri tralasciano impegnati come sono a inseguire ogni minima dichiarazione. Scegliere cioè i nostri temi e su quelli lavorare: a volte basta leggere con attenzione la Gazzetta ufficiale per trovare notizie che poi vengono pubblicate in prima pagina”. Quella che lo aspetta non è certamente una passeggiata e non solo perché per un po’ ha deciso di mantenere la residenza a Bologna e dunque farà  una vita da pendolare tra la sua città  e la redazione – che si trova a Roma, a dieci metri esatti dalla casa di Berlusconi, in via del Plebiscito – ma anche perché il clima con cui è stato accolto non è certamente dei più entusiasti: più di un terzo dei redattori nel voto di gradimento si è astenuto o ha votato contro. “Qualcuno certo è diffidente, qualcun altro avrebbe preferito una soluzione più romana, ma io non mi scoraggio”.

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