Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

(Prima Comunicazione – numero 351 – Maggio 2005)
Mentre il Consiglio dei ministri ha varato un decreto con cui estende al governo (Dipartimento per l’editoria), oltre che al ministero dei Beni culturali, il compito di vigilare sulla Siae e di coordinare la repressione delle attività  illecite lesive della proprietà  intellettuale, alla Camera si è svolto un duro scontro politico sulla ratifica della nomina del presidente della Siae, Franco Migliacci. Le commissioni parlamentari competenti (Cultura alla Camera e Istruzione al Senato) sono infatti chiamate a esprimere il proprio parere sulla designazione (Migliacci è stato indicato lo scorso dicembre dall’assemblea dei soci della Siae, dopo che la precedente designazione del giugno 2003 era stata annullata per difetto di forma dal Consiglio di Stato) che per legge deve essere ratificata dal governo. Ma la relazione presentata in commissione Cultura da Emerenzio Barbieri ha aperto un caso politico, in quanto il deputato dell’Udc non solo ha sostanzialmente invitato a rigettare la designazione, ma ha anche ipotizzato il commissariamento della Siae. Nella sua lunga relazione, Barbieri ha passato al setaccio i conti dell’azienda. Nel resoconto stenografico si legge: “Dall’esame puntuale delle attività  svolte dal consiglio di amministrazione presieduto dal maestro Franco Migliacci nel periodo 2003-2004, si ravvisano numerosi e circostanziati elementi fattuali che – evidenziando le gravi criticità  in cui versa la Siae sia sotto il profilo della incapacità  strategica dei suoi organi a gestire tale ente pubblico, sia sotto quello, ancora più grave, evidente e inammissibile, della legittimità  – oltre a sconsigliare vivamente la nomina di Migliacci sembrano addirittura tali da consigliare alle autorità  vigilanti di procedere con un urgente intervento tutorio”. La commissione Cultura ha accolto con sconcerto la relazione del deputato Udc, tanto che sia la diessina Giovanna Grignaffini sia la forzista Gabriella Carlucci (foto) l’hanno definito un intervento degno di “un ricorso giudiziario” più che di una commissione parlamentare. “Si è trattato di un vero e proprio attacco frontale a Migliacci e, soprattutto, all’assemblea della Siae che ha legittimamente eletto il nuovo consiglio di amministrazione e il presidente”, ha dichiarato la Grignaffini, aggiungendo che Barbieri si sarebbe fatto portatore delle posizioni espresse soltanto da una parte degli associati Siae – cioè quelli che farebbero capo all’attuale direttore generale, Gianni Profita – “con il rischio di indurre la commissione a entrare in gioco a favore dell’una o dell’altra delle ‘correnti’ interne all’ente”. Durissimo anche il giudizio della Carlucci, che ha sottolineato come il bilancio della Siae non solo non sia così catastrofico come Barbieri sostiene, ma sarebbe stato anche certificato positivamente dal ministero dell’Economia. La deputata di Forza Italia ha ipotizzato addirittura che la veemenza del relatore sia stata motivata anche dall’arrivo di Rocco Buttiglione al ministero dei Beni culturali, al quale spetta il controllo sulla Siae. D’accordo con Gabriella Carlucci anche il suo collega di partito Domenicantonio Spina Diana. Su tutt’altre posizioni gli altri esponenti della maggioranza. Il leghista Davide Caparini ha esplicitamente chiesto il commissariamento della Siae, sostenuto anche dall’onorevole Ernesto Maggi (An) per il quale è evidente “l’urgenza d’intervenire tempestivamente a tutela del diritto d’autore e della cultura italiana insediando, da subito, una commissione parlamentare d’indagine sulla questione Migliacci e invitando il governo a nominare urgentemente un commissario straordinario”. E anche al Senato il presidente della commissione Istruzione, Franco Asciutti (Forza Italia), ha auspicato la sostituzione di Migliacci con una personalità  “capace di aggregare la più ampia maggioranza possibile”. Alla fine, dopo un appello al suo senso di responsabilità  da parte del ministro Buttiglione, Migliacci si è dimesso.


Legge sull’editoria – Ddl n. 4163 – Sono trascorsi quasi due anni, ma la commissione Cultura della Camera non è ancora riuscita a concludere l’esame del provvedimento presentato dal sottosegretario Paolo Bonaiuti di Forza Italia (foto) nel luglio del 2003. Dopo una serie di audizioni, la discussione si è arenata sugli emendamenti: numerosi quelli presentati dall’opposizione che, in estrema sintesi, chiede che la riforma non venga fatta a costo zero.
Dopo aver annunciato il rifinanziamento per quest’anno del credito d’imposta, il governo non sembra però disposto a mettere a disposizione ulteriori contributi. Pur condividendo le richieste avanzate dal centrosinistra sull’anticipazione della riforma dell’Irap per le aziende editoriali e sullo stanziamento triennale del bonus per la carta, Bonaiuti ha ribadito che attende ancora risposte in merito da parte del ministero dell’Economia. Il sottosegretario ha però dato la propria disponibilità  a correggere alcune parti della normativa: ad esempio, estenderà  anche alle piccole e medie imprese le agevolazioni sulla certificazione del bilancio già  accordate all’editoria libraria. E anche sulla pubblicità  istituzionale avvierà  delle correzioni in favore della carta stampata. “Dall’esito di questi impegni dipenderà  il nostro atteggiamento in commissione”, ha ribadito il deputato della Margherita Enzo Carra, che ha anche proposto e ottenuto lo stralcio dell’articolo 1 del provvedimento e il varo contestuale di un’indagine conoscitiva su Internet.


Riforma del reato di diffamazione – Ddl n. 3176 e ddl n. 59 – La commissione Giustizia del Senato attende soltanto il via libera di Palazzo Chigi per avviare le votazioni e quindi procedere alle modifiche del testo approvato dalla Camera. Intanto il sottosegretario Paolo Bonaiuti ha sottoposto agli editori la bozza della probabile intesa in Senato tra maggioranza e opposizione che, a differenza del testo approvato a Montecitorio, depenalizza il reato di diffamazione. Gli editori hanno però espresso una serie di perplessità , soprattutto in merito all’innalzamento a 120mila euro del limite al risarcimento del danno non patrimoniale, che la Camera aveva invece fissato a 30mila euro. Secondo i senatori, porre un tetto così basso potrebbe indurre la Corte costituzionale, ove chiamata in causa, a cancellare del tutto la norma con il risultato di ripristinare quella attualmente in vigore che non prevede alcun limite.
 
Pubblicità  ingannevole – Legge n. 49/2005 – Approvata dal Parlamento con iter abbreviato, è entrata in vigore la legge proposta dal diessino Giuseppe Giulietti (foto) sulla pubblicità  ingannevole e comparativa. Nata sull’onda dello scandalo Vanna Marchi, attribuisce all’Autorità  antitrust maggiori poteri sia per l’attività  istrutturia, sia sul fronte sanzionatorio. Ora l’Autorità  presieduta da Antonio Catricalà  ha infatti acquisito anche il potere di irrogare multe che potranno variare, tenuto conto della gravità  e della durata della violazione, dai mille ai 100mila euro; e che non saranno mai inferiori a 25mila euro se il messaggio pubblicitario ingannevole riguarda prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori oppure fa leva sulla naturale credulità  di bambini e di adolescenti. Chi non ottempererà  alle decisioni adottate rischia la sospensione dell’attività  fino a 30 giorni. Rafforzati anche i poteri istruttori: la nuova legge consente infatti all’Autorità  antitrust di chiedere copia del messaggio ritenuto ingannevole sia all’operatore pubblicitario sia al proprietario del mezzo di diffusione, i quali saranno sanzionati se non forniranno la documentazione richiesta o daranno false informazioni. Per la sua attività  istruttoria l’Antitrust potrà  avvalersi della collaborazione della Guardia di Finanza. Soddisfatto Giuseppe Giulietti: “Questa è una legge contro i venditori di falsi sogni, soprattutto in materia di salute”, ha commentato.

(le cronache dal Parlamento sono aggiornate al 5 maggio)

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