Personaggi – Silvano Boroli. Difende il Poligrafico

(Prima Comunicazione – numero 351 – Maggio 2005) “È cominciato l’assalto alla diligenza”, afferma Silvano Boroli, presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Manager (per 15 anni è stato nel consiglio di amministrazione del ‘Giornale’ e per 29 anni nell’azienda di famiglia, la De Agostini, abbandonata nel ’97), editore (con la sua Boroli Editore fondata nel 2002) e politico (è stato eletto al Senato nel ’94 nelle liste di Forza Italia), nel 2004 Boroli è diventato presidente del Poligrafico, che stampa i francobollli, le banconote, la ‘Gazzetta Ufficiale’, le targhe automobilistiche, documenti elettronici, libri d’arte e altro. Molti giudicano il Poligrafico uno dei tanti carrozzoni pubblici, Boroli invece lo considera una diligenza carica d’oro e di opportuinità  da sfruttare, a cui molti vorrebbero portare via i pezzi più pregiati.  Il piano strategico messo a punto da Boroli ha portato nel 2004 il valore della produzione a 450 milioni di euro, con un Ebitda di 60 milioni di euro. “E nel 2005″, afferma il presidente del Poligrafico, “ci aspettiamo di consolidare il risultato in attesa di proseguire il trend positivo nel 2006 con l’avvento su larga scala delle carte elettroniche. Niente di strano che – a fronte di queste cifre – arrivino attacchi da tutte le parti per strapparci fette della torta”.  L’attività  che ha suscitato più appetiti, secondo Boroli, è quella relativa alla carta di identità  elettronica. “Ci sono stati molti tentativi, molte manovre. Ma ora la legge è passata e siamo più sereni. Dal 2006 le carte d’identità  elettroniche diventano ufficiali, e si prevede un’emissione di 8 milioni di nuove carte all’anno, per coprire l’intera popolazione italiana in cinque anni. Per i passaporti elettronici, il cambio avverrà  invece nel giro di 10 anni circa. L’intero settore delle ‘smart card’ avrà  una crescita esponenziale già  nei prossimi tre anni, la crescita più interessante di tutti i nostri rami d’attività : una produzione che già  l’anno prossimo potrebbe valere oltre 140 milioni di euro”.  L’assalto comenque continua su altri fronti. “Ad esempio, l’Agenzia del Demanio ci ha scritto per portarci via la nostra sede centrale di piazza Verdi, con la formula che questo non sarebbe un ‘bene strumentale per l’azienda’. Ma qui ci sono 1.500 persone che lavorano, con macchinari e rotative. Ci siamo opposti e continueremo a farlo”.  Un altro fronte caldo è quello della ‘Gazzetta Ufficiale’. “Il ministero di Grazia e giustizia”, spiega Boroli, “ha preparato disegno di legge sul procedimento di pubblicazione della ‘Gazzetta Ufficiale’ secondo cui essa andrebbe stampata in in soli 5 esemplari. Per l’archiviazione, e basta. E questo è pazzesco. Così ci sottraggono non solo i 40mila abbonati, ma anche le inserzioni pubblicitarie che vengono pubblicate a pagamento e obbligatoriamente in caso di appalti e altre situazioni. Per noi è un colpo forte. È un business da 50 milioni di euro all’anno. Chi c’è dietro? Ce lo possiamo immaginare: c’è qualche altro editore che poi se la fa lui, La Gazzetta cartacea, e la distribuisce lui”. Nel cahier des doléances di Boroli c’è anche la norma che sottrae al Poligrafico le marche da bollo – un business di 50 milioni di euro – rendendo telematica la procedura di pagamento (affidata a Lottomatica e ai tabaccai della Fit, Federazione italiana tabaccai).  Infine c’è la questione delle targhe. Dice Boroli: “C’è l’intenzione di attrezzare le scuole guida per far emettere direttamente a loro le targhe e i libretti dei motorini, sfruttando una norma del nuovo Codice della strada che prevede l’eventuale emissione di questi documenti anche da parte di terze parti. L’affare è grosso: targa e libretto per un motorino costerebbero all’utente circa 150 euro, moltiplicati per circa 8 milioni di motorini, sono più di mille milioni di euro. Migliaia di scuole guida che si stampano per conto loro targhe e libretti. Certo sono una bella lobby…Si comincia con i motorini e poi si capisce dove si vuole andare a finire”.

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Nella foto, Silvano Boroli

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