Personaggi – Carlo Degli Esposti. Produttore televisivo che combatte i network

(Prima Comunicazione – numero 351 – Maggio 2005) Produttore con la società  Palomar e presidente dell’Associazione dei produttori televisivi, Carlo Degli Esposti è molto critico nei confronti della legge Gasparri. “Ha un’impostazione sbagliata che va corretta, e io un’idea su come fare ce l’ho”, dice. “Il peccato mortale della legge Gasparri è di aver messo al centro del sistema i network e non il prodotto e i produttori televisivi. La Gasparri è in vigore da un anno e i suoi effetti sono ormai evidenti: si sta sperimentando il digitale, ma il mercato è bloccato esattamente come e peggio di prima”, dice Carlo Degli Esposti. “Allo stato attuale il digitale è una semplice ritrasmissione di canali e programmi che ci sono nell’analogico e su altri mezzi. Non c’è nessuna offerta nuova e originale, per il semplice motivo che non è possibile convogliare sul nuovo mezzo volumi pubblicitari sufficienti per aprire una nuova attività “. “Al legislatore suggerisco tre semplici ritocchi alla legge”, continua Degli Esposti: “Il primo: che una percentuale dell’investimento pubblicitario sia ricondotta al produttore e non esclusivamente al network. Il secondo: rivedere i canoni delle concessioni in vigore, molto bassi rispetto a esempi esteri e ad altre concessioni nazionali, come la telefonia. Il terzo: impedire che chi trasmette – cioè i network – possa anche produrre”. Secondo Degli Esposti permettere ai produttori di raccogliere direttamente la pubblicità  dei loro programmi avrebbe due conseguenze positive: “Significa rimettere in gioco risorse a favore dei principali protagonisti della televisione che sono i produttori, i quali potranno crescere e investire sul prodotto e sul digitale”, spiega. “L’altro beneficio sarà  quello di accorciare la distanza tra il prodotto e il mondo degli investitori, che è già  un desiderio presente sul mercato”. “Su questa idea c’è molto interesse da parte di numerosi centri media”, rivela Carlo Degli Esposti. “L’investitore è obbligato al rapporto con la concessionaria, ma vorrebbe avere un legame più organico col prodotto. Questa distanza invece, che è ormai una abitudine consolidata, sta creando insoddisfazione e nervosismo in un momento in cui è più difficile rastrellare pubblicità . Tra l’altro scegliere direttamente il programma a cui associare il proprio marchio aiuterebbe la pubblicità  a essere più mirata, moderna e razionale”.

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Nella foto, Carlo Degli Esposti

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