Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

(Prima Comunicazione – numero 350 – Aprile 2005) 
Legge sull’editoria – Ddl n. 4163 – È cominciato in commissione Cultura della Camera l’esame dei circa 120 emendamenti presentati, soprattutto dall’opposizione, al ddl proposto dal governo per modificare in alcune parti la legge di riforma dell’editoria (n. 62) varata nel 2001. Dopo l’impegno preso dal sottosegretario con delega all’Editoria, Paolo Bonaiuti (Forza Italia), sul finanziamento del credito d’imposta relativo alle domande già  presentate per il 2004 (in tutto circa 8 milioni di euro), ancora non è certo che il ministero dell’Economia riesca a reperire gli altri 20 milioni di euro necessari per rendere triennale il provvedimento, come chiesto dal centrosinistra, promesso da Bonaiuti e auspicato dalle imprese editoriali che puntano molto su questo contributo che agevola l’innovazione tecnologica. “La riforma in discussione non può essere a costo zero, come il governo aveva deciso”, ha sottolineato il diessino Giuseppe Giulietti (foto). “Questi fondi vanno reperiti, soprattutto alla luce della recente delibera dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni sul sistema radiotelevisivo, nella quale si invita il governo a intervenire tempestivamente per porre rimedio al sostanziale squilibrio delle risorse pubblicitarie tra il settore televisivo e quello della carta stampata”.
Nel corso della discussione sull’ammissibilità  degli emendamenti, tutti quelli che rischiavano di comportare un aggravio di spesa sono stati però respinti dal relatore Denis Verdini (Forza Italia) con l’accordo del sottosegretario Bonaiuti. L’opposizione ha perciò sospeso la propria disponibilità  all’approvazione del testo in sede legislativa, cosa che consentirebbe un’accelerazione dei tempi evitando il passaggio nell’aula di Montecitorio. Tra le questioni affrontate dalla legge c’è anche quella che ritocca al ribasso i contributi erogati ai giornali di partito (la percentuale dei costi su cui calcolarli scende dal 70% al 60%); inoltre viene elevato a cinque anni il periodo di attesa dei contributi per i giornali editi da cooperative. Accantonati invece tutti gli emendamenti relativi alla disciplina per la responsabilità  dei siti editoriali su Internet, in attesa che le competenti commissioni completino la riforma del reato di diffamazione.


Riforma del reato di diffamazione – Ddl n. 3176 e ddl n. 59 – Impegnata su altri provvedimenti, la commissione Giustizia del Senato ha sospeso l’esame in seconda lettura del disegno di legge approvato dalla Camera per modificare il reato di diffamazione a mezzo stampa. Sgombrato il campo dall’esigenza di approvare il testo per evitare la carcerazione del giornalista e parlamentare Lino Jannuzzi (Forza Italia), nel frattempo graziato dal presidente della Repubblica, i senatori si sono concessi un’ulteriore pausa di riflessione. Tutt’altro che inoperosa. Il relatore e presidente della commissione, Antonino Caruso di An (foto), ha infatti avviato una serie di consultazioni informali con i colleghi di maggioranza e opposizione su un’ipotesi legislativa che prevede la totale revisione della normativa approvata dalla Camera. L’aula di Montecitorio, in sintesi, ha abolito la carcerazione e fissato un tetto di 30mila euro al risarcimento del danno non patrimoniale, prevedendo anche la sospensione dall’attività  del giornalista condannato: un’impostazione che non è piaciuta ai senatori, come è emerso nel corso del dibattito generale svoltosi prima della fine dell’anno in commissione.

Pirateria informatica: revisione del decreto Urbani – Conversione del decreto omnibus n. 7 – L’aula del Senato ha definitivamente approvato la conversione in legge del decreto omnibus del 31 gennaio scorso con il quale il governo è intervenuto su molteplici e svariati settori: dagli enti lirici alla tutela dell’ambiente, fino alla pirateria informatica. Sono state così modificate anche le contestate disposizioni contro la pirateria su Internet contenute nel decreto varato il 22 marzo del 2004, noto con il nome del ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani. Il Parlamento ha definitivamente corretto quella dizione che prevedeva la punibilità  di chi “per trarne profitto” scaricava da Internet file protetti da copyright, mettendo sullo stesso piano lo studente che scarica canzoni e chi commercia in cd pirata. Ora nella legge è invece scritto che sono punibili solo coloro che utilizzano le molteplici offerte che si trovano in Rete per “scopo di lucro”. Inoltre pur avendo mantenuto il reato penale – contrariamente a quanto chiesto dall’opposizione guidata dal verde Fiorello Cortiana (foto), che proponeva la trasformazione in illecito amministrativo – nella pena non è più contemplata la detenzione ed è stata introdotta la possibilità  dell’oblazione (il pagamento corrispondente alla metà  del massimo della pena stabilita che estingue il reato). Infine, è stato abolito l’obbligo del ‘bollino’ sui masterizzatori: una sorta di tassa molto contestata dai produttori.


Testo unico delle leggi sul sistema radiotelevisivo – Atto Camera e Senato n. 453 – Alla Camera e al Senato è cominciato l’esame, presso le commissioni competenti, dello schema del Testo unico (predisposto dal governo su delega del Parlamento) che comprende tutte le leggi in vigore per il settore radiotelevisivo nonché le direttive adottate in questi anni dall’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni. Il 9 marzo alla Camera si è svolta la relazione con cui l’onorevole Alessio Butti (An), per la commissione Cultura, e l’onorevole Rodolfo De Laurentiis dell’Udc (foto), per la  commissione Trasporti, hanno illustrato i 56 articoli del testo. La stessa relazione è stata tenuta al Senato, in commissione Lavori pubblici, da Antonio Pessina (Forza Italia). “Il testo unico contiene una ricostruzione organica della disciplina in vigore in materia di radiodiffusione, e si basa sui principi di coordinamento, semplificazione e armonizzazione”, ha spiegato De Laurentiis.

Minori negli spot – Ddl n. 3296 – Dopo il sì della Camera, tocca ora al Senato approvare la modifica all’articolo 10 della legge Gasparri laddove vietava l’utilizzo dei minori di 14 anni negli spot pubblicitari. E se a Montecitorio il divieto è stato sostanzialmente cancellato, alla commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama è stata battaglia tra maggioranza e opposizione, con quest’ultima che ha presentato numerosi emendamenti (tutti respinti) per ribadire invece il no all’utilizzo dei minori negli spot e nei messaggi promozionali.


Riforma della par condicio – Nella maggioranza ormai non ci pensavano più: le difficoltà  politiche incontrate dal tavolo dei tecnici organizzato da Forza Italia (nella foto, Lucio Malan), An (Alessio Butti), Udc (Rodolfo De Laurentiis) e Lega (Davide Caparini) nel trovare un’intesa avevano suggerito di rimettere nel cassetto le varie proposte di modifica dell’attuale normativa. Ma Silvio Berlusconi, poco prima del voto delle regionali, è tornato alla carica nel chiedere di abolire quella che definisce “l’impar condicio” e così il forzista Malan ha subito convocato per dopo le elezioni una riunione dei tecnici nel tentativo di raggiungere un accordo. È comunque sempre l’Udc a puntare i piedi. “La modifica della par condicio non è il primo né il secondo dei nostri problemi”, ha infatti replicato Marco Follini al presidente del Consiglio. Sul tavolo ci sono le proposte di modifiche di Forza Italia (una vera e propria deregulation della campagna elettorale) e di Alleanza nazionale (che pone ancora qualche vincolo pur liberalizzando anche gli spot a pagamento, ora vietati). L’accordo però sembra davvero difficile da raggiungere, e anche la Lega non è poi così propensa a cambiare le attuali regole.

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