Periodici – ‘Vanity Fair’. Un ibrido di successo

(Prima Comunicazione – numero 350 – Aprile 2005) “‘Vanity Fair’ non è un giornale col fiocco rosa o azzuro”, dice il suo direttore Carlo Verdelli. “Però è molto attento al lato sensibile: una sensibilità  che può appartenere a tutti e che solo per convenzione definiamo femminile”. Che razza di femminile è quello che arriva in edicola, martedì 5 aprile, con due giorni di anticipo sull’uscita perché nella sera di sabato è morto Papa Giovanni Paolo II? E fa una copertina color del cielo con Karol Wojtyla bello come un attore e umanissimo, i capelli scompigliati dal vento, e quella frase scritta (si dice) su un biglietto pochi giorni prima di andarsene – “Io sono lieto, siatelo anche voi” – che ci ha un po’ tutti consolati dopo lo strazio delle sue ultime settimane di vita? Carlo Verdelli, dal gennaio 2004 direttore del settimanale della Condé Nast Vanity Fair, sarebbe tentato di rispondere tautologicamente: “È Vanity Fair”. Sembra davvero stupito quando, ancora oggi, si accenna al suo giornale come a uno strano ibrido fra generi diversi e mai mischiati prima, a un femminile più di nome che di fatto: con quel linguaggio ironico, i titoli e gli occhielli scanzonati; quei due terzi della foliazione, prima di arrivare a moda e bellezza, scoppiettanti di notizie e di foto fresche e curiose, di gossip, di interviste a personaggi di ogni tipo; zeppo di stretta attualità , di servizi e opinioni firmati da pezzi grossi del giornalismo. Insomma, tutta roba che non capisco perché non dovrebbe interessare e piacere anche a un maschio. “Difatti ci sono maschi a cui piace”, dice Verdelli. “Faccio un settimanale che per un terzo esatto parla di moda, bellezza, cucina dedicate alle donne. Nel resto del giornale sto molto attento al pubblico femminile perché è il target di riferimento. Ma Vanity Fair non è un giornale col fiocco rosa o col fiocco azzurro. Certo, il tipo di scrittura, l’approccio con cui scegliamo e raccontiamo le storie o titoliamo i pezzi, è molto attento al lato sensibile, ma è una sensibilità  che può appartenere a tutti e che solo per codice definiamo femminile”.

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Nella foto, Carlo Verdelli

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