Televisione – Rai. I dirigenti svoltano a sinistra

(Prima Comunicazione – numero 350 – Aprile 2005) Dopo il terremoto delle elezioni regionali con la débà¢cle del centrodestra, alla Rai non sanno più da che parte stare e sono con le antenne dritte a prendere bene le misure. Un segnale anticipato del vento che ha ripreso a girare a favore della sinistra è stato il rinnovo, a metà  febbraio, del vertice dell’Adrai, l’Associazione dei dirigenti aziendali, che da sempre è un termometro politico. Sono state elezioni molto combattute, con una grossa partecipazione di votanti: 303 dirigenti su 316 aventi diritto che hanno assicurato la vittoria al centrosinistra, risultato clamoroso dopo tre anni di governo polista della Rai. La nuova Adrai fotografa alla presidenza Franco Di Loreto, esponente della Margherita. Vice presidenti sono i diessini Franco Modugno (il secondo più votato dopo Di Loreto) e Francesco De Domenico, con Paolo Del Brocco come segretario, anche lui arruolato nella Margherita. Il centrodestra è riuscito a strappare solo quattro consiglieri (una carica più onorifica che operativa): Roberto Ferrara di Forza Italia, Alessandro Zucca e Marco Anastasia di Alleanza nazionale e l’ex socialista Gianni Bellisario. Chi ha preso la mazzata è stato il partito di Gianfranco Fini che nel precedente direttivo Adrai contava i due vice presidenti Giuseppe Sangiovanni e Stanislao Argenti a fianco del presidente Luciano Flussi, un moderato della Margherita. “Ormai il centrosinistra governa la Rai. Dopo l’Usigrai e la Confersind si è presa anche l’Adrai”, commentano amaramente dalle fila della destra aziendale. Il centrosinistra in realtà  ha avuto buon gioco perché ha saputo cavalcare il malcontento condiviso dalla stragrande maggioranza dei dirigenti per l’alto management della Rai da cui non si sono sentiti valorizzati. C’è un giudizio negativo diffuso sulla quotazione in Borsa e la riorganizzazione aziendale.

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